Don Antonio Mazzi

La mazzata

Raccogliamo cibo ma per la FAO siamo i re degli spreconi

7 Novembre Nov 2012 1146 07 novembre 2012
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Mentre con enorme fatica il Banco Alimentare, la Caritas Nazionale, le svariate associazioni di volontariato, l’Opera San Francesco cercano di inventarsi, nei modi più persuasivi, incontri e giornate per “portare a casa” (come dicevano i nostri vecchi) qualcosa da mettere sotto i denti, nel Libro Nero della FAO leggiamo che un terzo del cibo prodotto nel pianeta lo buttiamo e lo sprechiamo. Diamo la cifra a questo terzo di alimenti: circa 1,3 miliardi di tonnellate l’anno. Solo in Italia, nel 2010, si sono bruciati oltre 11 miliardi di euro di prodotti alimentari, ancora consumabili. Basti l’esempio della produzione agricola non raccolta e rimasta a marcire nei campi o sotto gli alberi: il 3,2% dell’intera produzione. Per andare, invece, in Europa, lo spreco alimentare è di circa 90 milioni di tonnellate, pari a circa 179 chilogrammi di cibo gettato procapite. Davanti a questi numeri lo sconcerto, per noi poveretti e gente che conta poco, è totale. Anche perché, in questo caso, non possiamo urlare contro i governi, i partiti mangiasoldi e brontolamenti vari. I 179 chilogrammi di cibo buttato procapite, ci inchioda e umilia.  Siamo noi a fare questi disastri. Dovremo ringraziare la crisi se nei piatti lasceremo meno avanzi e se i carrelli negli ipermercati saranno meno strapieni? O, finalmente, la coscienza, il senso comune, l’educazione alimentare, i capricci meno accontentati, avranno il sopravvento? La visione distorta della società che si misura su quanto hai di superfluo, ossessionata più dall’avere che dall’essere (come scriveva ai tempi Erich Fromm), procura squilibri mondiali sempre più drammatici ed economicamente inspiegabili. Passare dall’accumulo, dal bisogno di possedere alla ricerca di punti forti, essenziali, socialmente intelligenti ed utili, non sarà facile. Siamo tutti noi che dobbiamo cambiare mentalità. Zygmunt Bauman ha inventato la società liquida. Noi, invece, la sentiamo già liquefatta, senza punti di riferimento, senza valori, senza quel minimo di solidarietà che dia significato allo stare insieme. Non vorrei, da ingenuo, che questi numeri fossero riferiti solo agli sprechi agroalimentari. Se a questi aggiungessimo sprechi di altro tipo, meno legati al pane e al piatto caldo, credo che lo sconcerto diverrebbe rivoluzione. Posso, ad esempio, citare i due milioni e mezzo di euro che spendiamo ogni giorno per le missioni militari, totalmente inutili e causa di una cinquantina di morti? Per carità, di politica non ne capisco niente, ma non credo che i nostri politici, di politica ne capiscano più di me.