Don Antonio Mazzi

La mazzata

Un coraggioso 2013

14 Gennaio Gen 2013 0934 14 gennaio 2013
  • ...

Dobbiamo avere il coraggio, almeno una volta all’anno, di guardarci in faccia. Finiamola di parlare di crisi. Cerchiamo invece di cambiare il nostro modo di vivere. Non è possibile che noi italiani preferiamo i vizi, i capricci, ai doveri e ai sacrifici. I mass media urlano dicendo che quest’anno sono calati gli acquisti. Però nessuno, grida per dirci che quest’anno, per i pranzi di Natale abbiamo speso il 10% in più dello scorso Natale. Altra notizia spaventosa, tratta la disoccupazione giovanile… Vogliamo scandalizzarci, invece, e domandarci dove gli italiani trovano gli 80 miliardi per “giocare”? Quasi ottantamila famiglie non ce la fanno a pagare i mutui… Ma ci sono centinaia di migliaia di famiglie che comprano i telefonini per i  figli, e fanno prestiti per le ferie e per le settimane bianche… perché le ferie sono sacre. Stare a casa e godersi la famiglia, gli amici e un bel film, è da sfigati! Perché si trovano sempre i soldi per i capricci e quasi mai per gli impegni? Non arrabbiatevi se per una volta vado contro corrente. Convinciamoci che i tempi d’oro sono passati e non potranno più ritornare. Ritornerà, invece, un tempo nel quale l’equità sociale deve smuovere la coscienza di tutti. Poco più di un quarto di italiani si mangiano, bene o male, i soldi e i diritti degli altri tre quarti. Fino a quando la politica non riuscirà a distruggere i privilegi delle caste, sarà inutile ogni tentativo di cambiamento. Le sceneggiate comiche degli ultimi tempi, sbandierate sotto il nome di primarie, confermano, a chi come me vuole usare la testa e stare caparbiamente dalla parte “degli ultimi”, che lo zoccolo duro è ancora più duro. Mollare soldi e privilegi, sarebbe, secondo loro, fuggire dalle responsabilità. L’Italia, sempre secondo loro, precipiterebbe nel baratro… Le facce di pietra hanno trovato il modo, girovagando lungo lo stivale, di farsi eleggere, circuendo la democrazia sana. Hanno avuto la sfacciataggine di usare sostantivi fino a ieri sacri e determinanti per il nostro paese, per deriderci e per riconfermarsi sul cadreghino, nonostante abbiano portato l’Italia allo sbando, vuoi quando erano maggioranza e vuoi quando erano minoranza. Pensare male di loro, poi, è cosa sgradevole e, parlando sempre da cattolici, quasi vicina al sacrilegio. E noi, voci inascoltate, poco blasonate e spesso derise, incapaci di trasformazioni carnevalesche invece che reagire, per il quieto vivere, assisteremo al teatrino delle ipocrisie e voteremo la nostra agonia.