Don Antonio Mazzi

La mazzata

La cocaina, un burrone profonda

21 Marzo Mar 2013 0905 21 marzo 2013
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Carissimo don Mazzi, sono una donna che, nonostante abbia raggiunto i quaranta anni d’età, ha bisogno di aiuto. Sono da alcuni anni in fondo ad un burrone profondo… il mio incubo è iniziato quasi a trenta anni, quindi non più bambina, quando “lei” (la coca) ha vinto, mi ha risucchiato giorno dopo giorno, anzi ora dopo ora, mi ha provocato danni alla salute e distrutto la vita, frase che rende benissimo l’idea. Il fatto assurdo è che non riesco a rialzarmi, neanche quando sono nel fondo del tutto, anche se ho distrutto la mia famiglia, “rubando” tutto quello che i miei genitori hanno creato in quasi sessanta anni di vita insieme, di duro lavoro, di sacrifici, rinunce e sofferenze. Mi sono bastati pochi anni per fare di tutto questo un falò… bruciati. Quando penso a questa cosa il mio cuore inizia a sussultare talmente tanto che quasi mi esce dalla gola, le lacrime sgorgano dai miei occhi, il tremore del corpo mi porta ad avere “attacchi di panico” e allora, in qualche modo, cerco di annullare il pensiero per riportare il corpo in condizioni normali, ma non la mia anima. L’assurdo è che non c’è niente da fare, l’assurdo dell’assurdo è che contino a fare errori, a mettermi in situazioni gravi e  pericolose. Ma perché non ho il coraggio di dire “voglio iniziare a risalire”, perché i miei occhi non percepiscono nessun raggio di luce che illumini la via d’uscita? Allora io “sprofondo” sempre di più. Non riesco a smettere di piangere, non riesco a darmi pace, non dormo la notte, la mia anima non trova un attimo di tranquillità. Prego il Signore di continuo ma Lui non sente la mia voce. Per fortuna esistono i sogni e la mia mente e la mia fantasia volano. Vorrei sentire la voce della mia mamma che mi chiama al mattino: “Bimba mia è ora di alzarti… non piangere bambina mia, è stato solo un incubo!”. Apre la finestra e i raggi del sole scaldano il mio corpo, con gli occhi accarezzo mia madre e le sussurro: “Buongiorno mamma, grazie per avermi dato la vita, che meravigliosa giornata”.

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E’ lo stralcio di una lunghissima lettera che mette sul tavolo le dipendenze tragiche di oggi, meno appariscenti delle dipendenze di ieri, ma non meno numerose e pesanti. Arrivati al punto al quale è arrivata la quarantenne, serve tutto: il sogno, la preghiera, la mamma… ma serve soprattutto una volontà decisa, un gruppo positivo che la segua, il taglio definitivo con chi fornisce la “roba” e un periodo congruo di riflessione, possibilmente lontano dai luoghi di spaccio.