Don Antonio Mazzi

La mazzata

La difficile condizione giovanile

15 Luglio Lug 2013 0712 15 luglio 2013
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Ho qui sul tavolo una mail arrivatami di recente.

Caro Don Antonio, ti ascolto tutte le mattine a RTL e talvolta anche in varie trasmissioni televisive e mai avrei pensato di scriverti. La mia mail non è una richiesta ma una specie di sfogo, di liberazione di un sentimento misto a rabbia e dolore. Ieri ho saputo da mio figlio che un suo compagno di liceo che si era fermato alla maturità, si è suicidato con un colpo di pistola ed ha lasciato una lettera dove spiegava i motivi e chiedeva perdono a tutti ed a Dio per quel gesto. Il motivo, sempre più frequente al giorno d’oggi, è dovuto alla mancanza del lavoro, alla ricerca infruttuosa di una occupazione ormai da diversi anni aggravato maggiormente dalla condizione del padre anche lui disoccupato. Quel ragazzo poteva essere mio figlio, per cui non potevo restare indifferente a questa notizia…Non è giusto che un ragazzo di 25 anni si sia tolto la vita per un motivo del genere, è un dovere della politica pensare al futuro dei giovani con provvedimenti efficaci, non con finte agevolazioni per le imprese sulle nuove assunzioni. A cosa servono queste agevolazioni se non c’è lavoro? Se io fossi un imprenditore perché dovrei assumere se non sapessi cosa fargli fare ad un nuovo assunto? Ho il cuore gonfio di tristezza e vorrei che almeno tu ne parlassi  per cercare di dare una speranza a questi ragazzi che si sentono disperati”.

A me, leggendo, sono venuti i brividi. Anche perché, il male che questi giovani si portano dentro è difficilissimo da cogliere. Ieri era la povertà, la disperazione, la fame, la malattia fisica. Oggi il malessere è diverso. Questo allarme non va lasciato correre, come spesso facciamo con le notizie che ci passano da un orecchio all’altro e, da incoscienti, con una scrollata di spalle. I nostri figli esigono una società per la quale i giovani valgono più dello spread, delle portaerei, della benzina, delle superpensioni ai dirigenti. Non posso più accettare che ministri, come quelli della scuola e del lavoro, vivano di battute, di ipotesi, invece che esigere priorità, attenzione massima e lungimiranza. Sanare i bilanci dello Stato, umiliando il mondo della scuola, dell’educazione e del lavoro, è segno di grave miopia.