Don Antonio Mazzi

La mazzata

Giovani, stranieri, allo sbando...

17 Ottobre Ott 2013 0710 17 ottobre 2013
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Girano e vivono troppi minori italiani che si associano per divertirsi in bande pericolose e molto “scafate”, trapiantate dal Sud America. Questi ragazzi arrivano qui, in Italia, per congiungersi ai familiari. Sono chiaramente spaesati. Rimasti per anni senza madri e depositati presso parenti ai quali si sono affezionati e, forse, un po’ viziati. Nei loro paesi potevano godere di un tenore di vita superiore e che qui non possono nemmeno sognarselo. È facile per loro stranieri aggregarsi ad altri italiani, giovani e spaesati come loro, e fare quattro soldi con i metodi che conosciamo. Piccoli delinquenti, poco esperti, fragili, che rubacchiano, spaventano e che si beccano, in poco tempo, il carcere minorile perché “usati da bande storiche e molto più pericolose”. La tensione nelle nostre piccole città è tanta e i rimedi, purtroppo, sono sempre quelli. Servizi sociali, assistenti sociali che ne sanno meno delle mamme perché non conoscono i contesti, la cultura, le tradizioni e i lunghi disagi che questi adolescenti hanno vissuto nei loro paesi. Siamo tutti professori e, soprattutto, la superbia dei burocrati rasenta l’ignoranza. Voglio ribadire che, prima di “mettere alla prova” e prima ancora di sbattere in carceri minorili questi ragazzi, è molto meglio che si parli con gente esperta e con educatori che di queste cose ne sanno molto di più degli impiegati. E, per continuare sul racconto degli enormi sbagli che facciamo, un grandissimo disastro è provocato dalla sospensione della scuola. È severamente proibito bocciare, lasciare soli e non aiutare questi ragazzi. Li salviamo se non li sbattiamo fuori dalla scuola. Li salviamo se trovano qualche oratorio organizzato e con qualche prete giovane e sveglio. Li salviamo se, tra le bande, infiliamo educatori bravi e preparati ad hoc. Li salviamo se evitiamo loro il contatto con le vere bande, quelle pericolose. È inutile, dannoso e poco serio, risolvere tutto con il carcere. Etichettare come delinquenti ragazzi disorientati e appena arrivati in Italia dalla mamma, dopo anni di abbandono, che compiono sciocchezze solo per farsi compagni e compagnie, evidenzia impreparazione e superficialità.