Don Antonio Mazzi

La mazzata

Il mondo del calcio e i nostri figli

28 Gennaio Gen 2014 1106 28 gennaio 2014
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Il mondo del calcio fa i suoi “numeri” spesso e volentieri. Il tifo, le scommesse, le partite truccate, i giocatori con avventure varie. Però quello che leggo in questi giorni mi spaventa più di tutto. Il titolone del giornale è: “Bambini di sei anni con il procuratore. Le famiglie fanno a gara per averlo”. Pare non ci sia esordiente, in Italia e all’estero, che non abbia qualche agente alle spalle. Trattiamo i nostri bambini da animaletti da allevare, da puledri in addestramento? Ancora una volta, con l’aggravante vergognoso dei genitori consenzienti. Siamo impazziti? Come può nascere e crescere un sottobosco di mediatori e procuratori, senza essere scoperti, denunciati e giustamente penalizzati? I minori, quando combinano qualche furbata, rischiano addirittura il carcere. Quando, invece, gli stessi minori vengono cercati, usati, provati, trasferiti per interessi di bassa lega, dalle onnipotenti società di calcio, diventiamo tutti orbi, sordi e muti? Chi protegge i nostri figli da giochi così sporchi? Per carità, sono il primo a dire quanto i gesti stupidi, compiuti dai ragazzetti bulli, siano pericolosi e vadano quindi, nei giusti modi, capiti e prevenuti. Ma è scandaloso che svendere e appaltare le nostre creature, come fossero pezzi di ricambio di macchine da corsa, vada quasi incoraggiato. La psicologa dello sport Marisa Muzio sottolinea: «Vedo esempi tutti giorni di questa tendenza sempre più esasperata. Vedo famiglie che si disgregano per seguire questi baby campioni, padri che fanno scelte di lavoro radicali per seguire i figli, creando talvolta danni economici o penalizzando magari i fratelli. Sappiamo bene che pochi poi ce la fanno ad arrivare al professionismo. E nel frattempo è spesso troppo alto il prezzo da pagare: scelte scolastiche di ripiego, per non parlare di pericolosi danni nello sviluppo della personalità, dell’abbandono precoce e del rifiuto stesso di un’attività che non è più vissuta come un gioco». Non capisco, a questo proposito, perché la Federazione abbia abbassato da dodici a dieci anni l’età nella quale un ragazzo può essere visionato e valutato. Aprire cerchi e varchi, dentro contesti sportivi, pesantemente dominati da interessi economici, nessuno sa come vadano a finire! Sappiamo solo che è rischioso e pericoloso.