Don Antonio Mazzi

La mazzata

Un divorzio a basso tasso di civiltà

4 Giugno Giu 2014 0857 04 giugno 2014
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Solo sei mesi di separazione per ottenere il divorzio consenziente, invece un anno se la separazione è giudiziale. Tutto questo è legge con un pieno di voti. Permettete però, che dica che tutto questo è avvenuto fregandosene vergognosamente dei figli. Figli sì o figli no, siamo stufi e ce ne andiamo per i fatti nostri. Questa mi pare sia l’aria che tira dentro i sacri palazzi della giustizia e tra le righe della legge. Ai figli ci penseranno i preti, le assistenti sociali, gli avvocati, le magistrature  e le, Dio non voglia,  patrie galere. Questa è l’Italia, quella che sta dietro al 40% dei voti a Renzi, quella che riempie regolarmente Piazza San Pietro e via della Conciliazione agli appuntamenti del Papa, quella strabeghina che mette in fila decine di corriere per andare a Medjugorje e che, ogni domenica, va a messa. Con questo Papa, poi, equivocando e santificandolo prima del tempo perché dolce e amorevole, sorridente e infinitamente misericordioso, si arriva a strappare una giustificazione quasi quasi onorevole, dei disastri amorosi. Al di là delle battute, quest’Italia doppiogiochista, egoista, ipocrita, mi nausea. Il “dramma” figli non è per niente messo tra le priorità e, ancora una volta, il progetto giovani va in quarantena. Forse non abbiamo ancora capito che fare figli suppone anche accettare tutte le conseguenze belle e difficili, semplici o complicate. Per cui il dolore di noi educatori, perché di dolore dobbiamo parlare, quando vediamo figli con una madre e mezzo padre, o una mezza madre e basta, è grande, incompreso, inutile, quasi deriso. Quando una falsa civiltà antepone l’immaturità, gli pseudovalori, gli interessi individuali, l’incapacità di amarsi nella diversità e nella complessità delle situazioni, ai doveri pubblicamente assunti, ai diritti dei minori, alla presenza affettuosa e non ricattatoria con le creature volute, dobbiamo batterci il petto. E forse dovrebbero farlo più di altri i signori che stanno seduti sugli scranni (dorati, per quanto ci costano anche economicamente) del Parlamento. Ma, cattivo per cattivo, finisco con domandarmi quanti, di questi signori, sanno, vivono, credono nell’amore e nella famiglia. Per cui questa legge, per molti  apre ampie possibilità di fuga dal più autentico dei bisogni umani: un amore unico, profondo, impegnativo, straordinario, eterno. Non perché lo dico io, prete anche se un po’ bastardo, ma perché è nel dna dell’amore.