Don Antonio Mazzi

La mazzata

Ridare dignità alla donna

23 Febbraio Feb 2015 0941 23 febbraio 2015
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In Italia, alcune battaglie di qualità culturale e civile, troppe volte vengono stravolte e banalizzate buttandole dentro al dibattito penoso tra laici e credenti. L’ultimo esempio sono i luoghi deputati alla prostituzione. Poiché a Roma (e non solo) vi sono tante prostitute/i scegliamo alcuni quartieri dentro i quali il fenomeno possa diventare legale. E qui, giù botte tra cattolici, credenti, integralisti e intransigenti e i larghi di intelligenza e nati con un cervello adeguato ai tempi. Mi vergogno di queste maleodoranti baruffe. Perché se, finalmente, il tema della dignità della donna, vale sia quando la donna ama se stessa e soprattutto quando la donna non ama se stessa e butta il suo corpo nel “deposito delle immondizie” mi domando come ci possano stare e come certi responsabili politici possano ridurre concetti di grande spessore sociale, dando finalità diverse ad alcune zone e ad alcune strade. Dove siamo? Questo “peccato” storico” e questa abitudine, secondo alcuni incancellabile perché nata con l’uomo, è mai possibile che si creda di risolverla relegandola in un quartiere? L’Expo in arrivo ha la finalità nobile di cui si parla da mesi o è una copertura per portare a casa il doppio dei soldi per una camera d’albergo e per una allegra nottata con la spilungona russa di turno, appostata in zone “legalmente riconosciute”? Quando saremo capaci, noi italiani, di mettere in pratica i nobili discorsi sulle donne di cui siamo tutti professori senza poi, regolarmente, contrabbandarli riempiendo riviste, giornali, programmi televisivi di vistose contraddizioni? La donna va rispettata, amata, accolta con tutta la sua dignità, oppure dopo secoli è ancora offerta in pasto alle copertine di riviste o di un programma a luci rosse? I tromboni e cialtroni della politica specializzati nel bighellonare sugli aerei per poi andare (si spera) a sedersi sui seggiolini di Montecitorio, perché non si decidono di cambiare “registro” e su alcuni principi di maturità democratica e sociale non investono tempo nel cercare soluzioni meno equivoche e inculturali? Possibile che siamo ancora alla tratta delle donne?