Riccardo Bonacina

La Puntina

Il Natale precipita su noi, facendosi largo. Auguri

22 Dicembre Dic 2012 1122 22 dicembre 2012
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Scriveva Dino Buzzati, usando un bellissimo verbo manzoniano, che il Natale «precipita su di noi, ogni 364 giorni passando intatto tra i cataclismi dei secoli e ogni indifferenza». Sara così anche quest’anno, nonostante i tagli alle luminarie e i nostri cataclismi: la sfiducia, la disoccupazione, le tasse, l’obiettivo impoverimento, la confusione politica. Precipiterà, è il mio augurio, facendoci sobbalzare dalla nostra indifferenza e dal nostro cinismo, e questo basterà a scuoterci dall’apatia asfittica o dal rancore distruttivo a cui tutto sembra condannarci.

Come scrive un grande pensatore laico, Giorgio Agabem nel bel libro Vita-Feltrinelli da poco uscito, “Del Cooperare” (leggetelo e regalatelo), «Per capire che cosa significa la parola “futuro”, bisogna prima capire che cosa significa un´altra parola, che non siamo più abituati a usare se non nella sfera religiosa: la parola “fede”. Senza fede o fiducia, non è possibile futuro, c´è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa». Il nostro problema, individuale e collettivo trova infatti la sua radice proprio qui. Anche la parola fede si è corrosa e corrotta in questi anni, come la parola economia, la parola amicizia e persino l’espressione con cui ci chiamano i nostri figli, “papi”. Attraversiamo un’epoca in cui la fede è atto talmente irrazionale da credere che ciascuno può compensare la sofferenza con la gioia di apprendere che è stato liberalizzato il gioco del poker online, insomma la ricompensa dei sacrifici è la scommessa sulla fortuna ai giochi d’azzardo! Si veda il servizio di copertina. Bisognerebbe tornare a frequentare i grandi pensatori da Tommaso d’Aquino a Karl Marx (si proprio lui) per ri-capire come la fede sia atto della ragione indispensabile alla vita e alla costruzione di futuro.

Il Natale che arriva è un’occasione per ciascuno di noi per questa riscoperta, se appena siamo capaci di aprire la porta a una speranza possibile che arriva non come un sogno ma come una presenza che ci fa sussultare nella sua forma di bambino, una speranza possibile, concreta e così necessaria. “Non è a forza di scrupoli/ Che un uomo diventerà grande./ La grandezza arriva,/ a Dio piacendo,/ come un bel giorno”, scriveva in quattro versi folgoranti Albert Camus. La speranza, è vero, ci arriva come un bel giorno, non per le nostre complicate costruzioni (si veda la bella immagine di MAtisse che ne dà una rappresentazione efficace).

Non ce lo aspettavamo, non ce lo saremmo mai sognato fosse così, pensavamo fosse impossibile, eppure la speranza arriva , precipita su di noi, anche questo Natale. Lasciamo aperta, quindi la porta alla festa dell’Uomo, di ogni singolo uomo e donna a cui questa presenza si offre come compagnia discreta, tenera e insieme potentemente misteriosa, per accompagnare il cammino faticoso di ognuno alla ricerca del proprio volto umano.

Andrej Tarkovskij nella sceneggiatura del suo ultimo film, “Sacrificio (Offret) del 1986 scrive:  «Un giorno un anziano nativo di Thivanda, dal nome di Pavve, prese un albero secco, lo piantò sulla montagna e ordinò a Giovanni Colobos di bagnare ogni giorno quell’albero secco versando un secchio d’acqua, sinché l’albero non fruttificasse. Ora non c’era dell’acqua se non molto lontano di là: bisognava partire il mattino per riportarla la sera. Alla fine del terzo anno, l’albero prese vita e diede frutti. Il vecchio colse un frutto e, portandolo alla chiesa dei fratelli, disse loro: “Avvicinatevi e assaporate il frutto dell’obbedienza”». (A. Tarkovskij, Diari martirologio 1970-1986, Firenze, 2002, pp. 458-459). Ecco, un secondo spunto buono per il nuovo anno: il cambiamento è sempre un frutto dell’obbedienza, dell’obbedienza a ciò che è buono, ed implica sempre il sacrificio

Sempre in quella sceneggiatura, Tarkovskij , fa dire a uno dei protagonisti: “Il peccato è tutto ciò che non è necessario”.  Una frase, che ricorda quella annotata nei Fioretti di San Francesco: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile”.

Chiediamoci allora, e seriamente, in questi giorni, cosa è necessario a noi e alla nostra vita, è cosa ci è possibile fare in un frangente tanto complicato e confuso. Ripartiamo da qui, altra ripartenza non c'è.

Sono certo che se questa domanda la porremo con serietà ne usciranno risposte sorprendenti e che ci aiuteranno a guardare il 2013 senza rassegnazione e con più fiducia.