Riccardo Bonacina

La Puntina

Papa Francesco, un nuovo inizio

14 Marzo Mar 2013 1204 14 marzo 2013
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Prima che le parole degli esperti, le analisi e le esegesi dei tanti titolati a farlo e i retroscena dei vaticanisti prendano del tutto il sopravvento, lasciatemi condividere con voi le mie emozioni di questi giorni, i miei piccoli pensieri da povero cristiano.

Il primo. Dite quello che volete ma l’intero cammino del Conclave, dalle riunioni delle Congregazioni, alla liturgia e riti sacri che hanno accompagnato l’ingresso nella Cappella Sistina, dall’extra omnes sino all’attesa di ieri sera, ha suscitato ancora una volta stupore, attenzione, per la sua carica simbolica, per la bellezza dei gesti, la loro accuratezza e rigore, il loro essere nuovi ogni volta sia pur dentro un canone antico, antichissimo. Come ha scritto una grande poetessa russa, Marina Cvetaeva, è proprio vero che nell’uomo: “Oltre l'attrazione terrestre, esiste l’attrazione celeste”. Questo mi pare un primo evidente dato che questi giorni ci hanno restituito, un dato su ciò che è l’essere umano.

Il secondo. Sarà per il parallelo con la crisi politica italiana che, come dice una battuta del bel film Viva la libertà di Andò, continua a restituirci l’idea che la “musica della politica è la paura”, sarà per la crisi delle istituzioni europee, ma osservare i gesti e anche, mi scurete l’espressione, l’efficienza di un governo globale non mondano, come di fatto è la Chiesa cattolica, guardare ai riti e al coraggio di un potere sovranazionale, un potere radicato altrove e non definito dal suo consenso e dalla sua egemonia ma radicato nella presenza di Cristo presente e nello spirito del Vangelo, è cosa che continua a entusiasmare.  Che mi entusiasma, e a me pare così necessario, proprio nel suo essere un potere altro (e uso la parola potere con piena cognizione). Abbiamo vissuti anni di verticalizzazioni operate da tecnocrati e burocrati, verticalizzazioni che hanno sottratto sovranità alle nostre vite, un po' di verticalizzazione del sacro che invece interpella noi come persone e come popolo non può che farci bene.

Il terzo. Tra le tante previsioni sui papabili e discussioni conseguenti, solo un collega mi pare abbia colto il punto. Alessandro Banfi in una delle sue dirette sulle reti Mediaset, quando interpellato su quale fosse il suo favorito ha risposto “Qui il problema non sono i nomi, questo o quello, è che occorre una scelta che sia all’altezza del gesto inaudito di Ratzinger, quello delle dimissioni. E a me pare che per essere all’atezza di quel gesto occorra una scelta che dia il segno di un nuovo inizio”.  Nel suo ultimo saluto, proprio ai cardinali convocati a Roma il 28 febbraio scorso, Benedetto XVI, citando Romano Guardini aveva detto: “La Chiesa non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino…, ma una realtà vivente… Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi… Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo”. Occorreva una scelta all’altezza di questo commiato, una scelta che mostrasse la Chiesa come realtà vivente e in continua trasformazione. Credo che oggi tutti, ma proprio tutti, possano convenire che il cardinale prescelto, la sua storia di pastore tra il popolo, il nome che ha scelto, i suoi primi gesti, certifichino la realtà di un nuovo inizio per la Chiesa.

Il quarto. “Fratelli e sorelle buonasera”, Papa Francesco ha iniziato così il suo pontificato, non poteva esserci espressione più semplice, più feriale, quotidiana. Si qualifica come vescovo di Roma, e saluta Benedetto XVI come vescovo emerito di Roma, riprendendo il filo degli ultimi discorsi, inauditi, del suo predecessore, su cosa sia il mistero petrino. Il vestito e la croce semplicissimi, nessuna parola su di sé, solo “il vengo dalla fine del mondo”, null’altro, nessun gigionamento, nessuna sottolineatura psicologica o teologica. Solo l'invito a una preghiera insieme, il Pater Ave Gloria, preceduto da una preghiera al popolo “pregate voi per me prima di pregare insieme”. Poi l’esplicitazione di cosa significhi il nuovo inizio: “E adesso   incominciamo questo cammino, Vescovo e popolo, questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità a tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi”.

Bene, adelante.