Riccardo Bonacina

La Puntina

Per un nuovo inizio e per essere degni delle sfide del tempo

19 Dicembre Dic 2013 1223 19 dicembre 2013
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Il Natale che “rotola” (scrive Alessandro Manzoni) sino a noi, ogni anno,  raggiungendoci dal cuore dei secoli e del tempo ci dice, puntualmente, una cosa: è possibile ri-iniziare, anzi, inziare, ogni anno, ogni giorno. Hannah Arendt, a questo proposito, cita Sant’Agostino “affinché ci fosse un inizio, l’uomo fu creato”. Questo inizio è sempre e ovunque bell’e pronto, accade sempre. La sua continuità non può essere interrotta, poiché e garantita dalla natività (nascita) di ogni nuovo essere umano che si ripete nella sua unicità di creazione singolare, nel tempo.

E anche dai nostri tentativi di iniziare ogni giorno, quando ci si alza per mettere mano alla giornata e provare a non subirla. Siamo principianti assoluti, canta David Bowie. Ecco, dovremmo prendere sul serio questo suggerimento del Natale alla fine di un anno faticoso (il sesto dentro la crisi) e che ci impone un cambiamento urgente, necessario. Ci impone di scrivere pagine nuove con il nostro impegno e con il nostro desiderio di giustizia per cambiare un Paese stremato, diseguale, prima che i cambiamenti dell’economia e della politica dello spreco, che comunque avvengono dentro le città e i territori, cambino noi e spengano i nostri desideri e la nostra voglia di fare. Una voglia e un desiderio ancora imponenti.

Leggete Via, la grande inchiesta sugli oltre 340mila volontari nella sanità e le migliaia di associazioni dentro le corsie per umanizzarle o capaci di portare nei territori i percorsi di sanità e di assistenza, o la storia delle città candidate a capitali della cultura e i loro progetti partecipati. Una documentazione impressionante di come la nostra società, osiamo dirlo, come suggerisce Papa Francesco, il nostro “popolo”, sia ben vivo e non rassegnato malgrado profonde ingiustizie e una politica che non vede ne bellezza né energie, né le capacità né i meriti.

Sappiamo ormai bene che al nostro desiderio di cambiamento e di giustizia non ci penserà lo Stato o ci penseremo noi, mettendoci in gioco senza paura, scrivendo pagine nuove ed uscendo dai recinti, oppure dovremo rassegnarci anche di fronte ai bisogni più urgenti che viviamo e che la realtà ci propone.

Sappiamo anche che ogni traguardo o è un nuovo inizio, o rischia di essere una tomba. Ed è per questo che arriviamo alla soglia del 2014, anno dei nostri vent’anni, con un appello e un manifesto - lo presenteremo a gennaio - a tutti voi lettori, alla rete delle nostre associazioni e dei circoli Vita e no slot - in cui siano esplicitate le ragioni di una ripartenza necessaria, di un nuovo inizio che poggia i piedi su esperienze vive, starordinarie, capaci di migliorare il mondo in cui viviamo.

Un inizio che vogliamo fare insieme a tutte quelle esperienze e realtà che non si accontentano dell’autoreferenzialità, non si sentono protette, che pensano di avere molte cose da migliorare e da imparare, perchè si sentono portatori di una storia significativa ma che ha ancora molto da diree da imparare incontrando la realtà e gli altri.

Una convocazione, non per chiedere soldi, non per chiedere condizioni più favorevoli (cose che certo occorrerebbero), ma perchè insieme si metta al lavoro per trasformare il nostro Paese, le nostre città, i nostri quartieri in un posto dove i problemi e le difficoltà possono essere combattuti non con le buone intenzioni, ma con le buone idee, con la capacità di lavorare insieme e con l’impegno a rendere quelle idee delle azioni concrete. Cooperando.

Dove la miglior protesta è trovare soluzioni vere e positive, risolutive ai problemi e dove la miglior battaglia da combattere è quella di fare un buon lavoro facendo qualcosa in più del proprio dovere. Dove l’indignazione si cura con la dignità, mettendo in campo percorsi che ridanno dignità, occorre ridare dignità all’impresa, ai territori, alle nostre vite, curando davvero ciò che ci suscita l’indignazione. Fermarsi all’indignazione non basta più.

Dove non valgono le mille giustificazioni per dire che non vale la pena tentare e quindi bisogna fuggire o ritirarsi, la più grande soddisfazione è restare e realizzare bene il proprio lavoro e le proprie passioni anche a costo di grandi sacrifici. Dove è chiaro che la responsabilità rende più semplice fare il bene e più complicato il male. Dove la diseguaglianza non è vissuta come un destino. Dove la miglior definizione di politica è quella di spendersi per migliorare la vita propria e degli altri. Insieme.

Insieme perchè la società civile e le sue organizzazioni siano degne delle sfide che ci aspettano

Scrivetemi qui cosa ne pensate r.bonacina@vita.it