Riccardo Bonacina

La Puntina

Mettiamoci in gioco o Mettiamoci in ginocchio?

17 Ottobre Ott 2014 1700 17 ottobre 2014
  • ...

È  stata talmente tanta la sorpresa e la tristezza che non ce la faccio a trattenere qualche nota sull’accordo che la Campagna “Mettiamoci in gioco” che raduna molte storiche sigle di organizzazioni della società civile, ha siglato il 15 ottobre scorso con Sistema Gioco Italia, organismo di Confindustria che associa i principali operatori del gioco d'azzardo in questo Paese (qui la notizia). Non riesco a trattenere queste note non tanto perchè occorra rilevare che madornale errore ha fatto il portavoce della Campagna e i suoi sodali. È infatti evidente sin dai toni trionfali e un po’ beceri con cui il “Mettiamoci in gioco” ha annunciato lo “storico” (sic) accordo che una topica colossale si tratti: “Le cose cambiano. Fino a un anno fa, i concessionari dei giochi d'azzardo non ci si filavano proprio. Ora Sistema Gioco Italia - aderente a Confindustria - ha firmato un protocollo d'intesa con la campagna Mettiamoci in gioco”. Un tono e un contenuto che solo chi soffre di minorità culturale e di irrilevanza sociale può usare. Tutto l’accordo, leggetelo, vede infatti la campagna “Mettiamoci in gioco” aggirarsi nel testo, letteralmente, col cappello in mano, in ginocchio ma non su un suolo sacro. Come ha scritto oggi Luigino Bruni (qui) “Un’intesa addirittura basata sulla cancellazione ideologica del termine 'azzardo' dal lessico dei dialoganti”! Già, se ti rubano le parole significa che ti hanno già rubato il cervello.

Nel merito dei contenuti, poi, la cosa è ancor più triste. In un’intervista a Vita.it (qui) don Zappolini afferma cose che non stanno né in cielo né in terra e non è chiaro se neppure lui ci creda o no.

Dice don Zappolini: “Ci siamo posti il problema se poteva esserci lo spazio per un confronto con chi sta dall'altra parte della barricata per essere più forti nel dialogo con la politica”. Curiosa riflessione, l’accordo e l’alleanza tra la Campagna e i padroni dell’azzardo arriva proprio nel giorno in cui il Governo Renzi accoglie l’indicazione di tanta parte di società civile sull’aumento della tassazione a slot e Vlt per ben 1 miliardo di euro. È l’ennesimo colpo che la politica da un anno a questa parte da al settore dell’azzardo legale. A livello locale si veda l’ottimo provvedimento del Comune di Milano di ieri che limita gli orari di apertura delle sale slot (qui) o le legislazioni regionali accusate proprio dai sottoscrittori del Patto (Sistema Gioco Italia) di essere causa del declino del business (sulla pelle di troppi italiani). E ancora la legge delega fiscale in dirittura d’arrivo.  Mentre insomma i responsabili della Campagna “Mettiamoci in gioco” si chiedevano come essere più forti nel dialogo con la politica altri in questi anni e mesi hanno lavorato sodo (dialogando con tutti ma senza scendere a patti) per cambiare le cose. Con risultati straordinari. E voglio citare il lavoro incalzante dell’Associazione Movimento No Slot (qui) e quello della mobilitazione slotmob (qui)

Dice don Zappolini: “Ci siamo chiesti se ad esempio la lotta all'illegalità può essere un tema che interessi anche Confindustria”. Da strabuzzare gli occhi, bastava che Zappolini ci chiamasse e gli avremmo spiegato che la fortuna dell’azzardo legale (lo dice la parola), la sua tracimazione nella vita quotidiana degli italiani, è stata tutta costruita sulla retorica della legalità. Verrebbe da dire, ma dove siete stati sino ad ora?

Dice Zappoilini: “La pubblicità. Abbiamo identità di vedute sulla necessità di avere regole più astringenti sulla pubblicità”. Anche qui, Amici della Campagna del Patto, la pubblicità dell’azzardo legale (ops del “gioco con alea con posta in denaro”) semplicemente deve essere vietata, come del resto si chiede nella delega fiscale già approvata 8 mesi fa dal Parlamento italiano. Verrebbe da pensare che la Campagna Mettiamoci in gioco abbia come obiettivo di disfare le conquiste di questi mesi, mah.

In definitiva bisogna pur dire che questa è una delle pagine più tristi che io ricordi del Terzo settore italiano. Otto mesi di trattative per accogliere una piattaforma estranea alle pratiche e ai saperi delle organizzazioni della società civile (qui), un Comunicato trionfante come se le organizzazioni fossero fatte da trogloditi (qui), poi i “non sapevo” e ”io non c'ero” (qui e qui). Senza il coraggio di chiedere scusa e di chiedere che quell'accordo sia stracciato

Qui il testo dell'accordo Leggetevelo per favore