Riccardo Bonacina

La Puntina

Così gli adulti abusano dei bambini, usandoli

9 Luglio Lug 2015 2011 09 luglio 2015
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“Difendiamo i nostri bambini”, recitavano i cartelli in piazza San Giovanni in occasione della riedizione del family day, questa volta senza l’appoggio della Chiesa e dei movimenti se non gli apocalittici neocatecumenali. “Difendiamo i nostri bambini”, hanno fatto riecheggiare nell’aula del Senato i leghisti con uno striscione appeso nel corso della tempestosa votazione sulla Riforma della scuola a sottolineare lo stesso tema, la questione gender. “Difendiamo i nostri figli”, hanno urlato i senatori 5Stelle, nella stessa occasione. Difendiamo i nostri bambini è rieccheggiato anche oggi in Parlamento nel momento del voto finale alla Buona scuola.

Una volta di più, in questo Paese, i bambini vengono usati, direi sacrificati, sull’altare di battaglie del tutto ideologiche, quando non usati per mero interesse di bottega sul mercato della politica. È constatazione assai triste, ma reale. L’utilitarismo degli adulti non solo spegne nel cinismo quotidiano desideri e sogni dei suoi figli, ma consuma anche il loro futuro difendendo quel che c’è, quel che rimane, si tratti di una scuola sfinita o di una famiglia che non sa più bene neppure cosa sia. Non solo non si riesce a guardare in faccia la realtà, non solo si consumano quantità enormi di fiducia e di coesione inneggiando alle ruspe e al disprezzo degli “altri”, ma neppure si riescono ad incrociare gli sguardi degli “altri” a noi più prossimi, i nostri bambini, sempre più a disagio.

Gli sguardi nascosti dei 106 bambini spariti nel 2014, quasi il 50% per sottrazione parentale, o quelli dei 10mila minori stranieri non accompagnati sbarcati in Italia dal 2014 ad oggi. Gli sguardi dei 3.200 neomaggiorenni che ogni anno escono dai percorsi di accoglienza, ragazzi vulnerabili che raggiunti i 18 anni, vengono lasciati soli ed esposti al rischio di marginalizzazione e povertà perché il Jobs Act non li considera.

La situazione dei minori in questo Paese è scritta nero su bianco nel recente Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%). In Italia, quindi, 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave. A fronte di questa realtà l’ultima relazione al Parlamento della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza risale al 2006 (la Brambilla, presidente di quella Commissione preferisce occuparsi dei cagnolini), e di un nuovo Piano Infanzia non si vede l’ombra.

La Commissione Adozioni Internazionali (la CAI) non restituisce ancora una relazione sul 2014, come pur dovrebbe e la sua presidente Silvia Della Monica, preferisce fare accordi con i Carabinieri per vigilare gli Enti.

L'85% dei Comuni italiani, del resto, non prevede una misura a favore delle famiglie. Ma tutti blaterano e fanno striscioni e usano ignobilmente il nome dei bambini, senza piegarsi sino a loro e guardare nei loro occhi le loro fatiche e il loro disagio.

Cantava il grande Giorgio Gaber: “Non insegnate ai bambini non insegnate la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male (...) Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente stategli sempre vicini date fiducia all’amore il resto è niente”.

Ricominciamo da qui, da questa enorme questione educativa, archiviando slogan e ideologie.