Riccardo Bonacina

La Puntina

Tassa sulla bontà: dal Governo per ora solo parole e pacche sulla spalla

10 Gennaio Gen 2019 1649 10 gennaio 2019
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Il 28 dicembre scorso, dopo una vera rivolta di chi ogni giorno è impegnato sul fronte dell'aiuto alle fasce più bisognose della popolazione, sia il premier Conte che il ministro del lavoro e delle Politiche sociali Salvini avevano preannunciato una retromarcia su quella che solo pochi giorni dopo il presidente della Repubblica, con una felice intuizione comunicativa, aveva definito come Tassa sulla bontà”.

Così il 28 dicembre Giuseppe Conte: «dopo alcune grida d'allarme, con i ministro Di Maio e Salvini, abbiamo pensato di metterci intorno a un tavolo per definire meglio un intervento in questa direzione. Mi assumo io questa responsabilità, non sono riuscito a valutare tutte le implicazioni. Valuteremo come ricalibrare quella misura in contraddittorio con le realtà del Terzo settore. Non era nostra intenzione mortificare il Terzo Settore».

Nella stessa giornata Luigi Di Maio ribadiva: «Quella norma va cambiata nel primo provvedimento utile. Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli».

E il sottosegretario Claudio Durigon garantiva che «verrà trovata una soluzione per ripristinare le agevolazioni fiscali sull’Ires nel primo provvedimento utile»

In queste e in altre dichiarazioni, come in una lettera inviata dal sottosegretario leghista Durigon alle associazioni il 5 dicembre, però rimaneva una fastiosa ombra, la convinzione più volte ribadita che “nell'alveo del non profit” si annidano furbetti. Il che, ovviamente può essere vero ed è successo, ma sul tema, oltre che esercitare i controlli già previsti, basta rendere in fretta operativa la Riforma del Terzo settore che prevede ulteriori e precisi paletti. Perchè raddoppiare una odiosa tassa che svilisce il Terzo settore e deprime la sua capacità di dare servizi e risposte ad oltre 7 milioni di italiani? Forse perchè un governo che più statalista non si poteva immaginare vede malissimo l'autonomia dei cittadini organizzati e dei corpi intermedi?

Passato il Capodanno si restava in attesa della convocazione promessa di un tavolo di confronto col il Terzo settore che venne fissata per oggi. Nel frattempo come noto un primo provvedimento, quello a favore di Banca Carige è stato già consumato ma senza un codicillo dedicato alla Tassa sulla bontà.

Oggi al tavolo, affollatissimo, oltre il premier Conte il sottosegretario Durigon, da una parte e dall'altra il Forum del Terzo settore con Claudia Fiaschi, sua portavoce e altri membri del coordinamento, anche alcune associazioni non aderenti al Forum, tra cui Emergency, Cottolengo, Sant’Egidio e Caritas.

Come è andata? Per Claudia Fiaschi, bene. Un primo passo, in effetti è stato fatto, l'incontro c'è stato. Ma nelle sue parole è leggibile anche una certa ansia: «il Governo ha riconfermato la volontà di correggere in pochi giorni la manovra ripristinando lo status quo. Restiamo quindi in attesa dei dettagli dell’azione correttiva per valutarne la piena efficacia». Ansia più che comprensibile, giacchè il Governo ha promesso, ha tranquillizzato, ha dato pacche sulle spalle ma si è presentato senza nessuna bozza di provvedimento. “Restiamo n attesa dei dettagli dell’azione correttiva per valutarne la piena efficacia”. già anche noi! E una domanda è più che lecita, il Governo, il sottosegretario Durigon che cavolo hanno fatto dal 28 dicembre ad oggi, una bozzetta di decretino non potevano prepararla??