Claudio Di Blasi

Leva Civile

Contraddizioni in seno al Terzo Settore

12 Ottobre Ott 2012 1521 12 ottobre 2012
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Piccole esperienze di “leva civica” … crescono.

Mentre in Regione Lombardia alcune decine di comuni si apprestano, a fine ottobre, a far partire 200 giovani nel primo esempio di “leva civica sperimentale”, altre realtà territoriali non stanno a guardare.

Uno di questi esperimenti si avvierà ai primi di dicembre nella provincia di Cremona, promosso dalla Azienda Sociale Cremonese, realtà “finalizzata all’esercizio di funzioni sociali, assistenziali, educative, socio-sanitarie integrate e sanitarie e, più in generale, alla gestione associata dei servizi alla persona”, come possiamo leggere sul sito www.aziendasocialecr.it .

L'azienda ha emesso il bando “Tempo per gli altri: giovani in azione”, che prevede l'ingaggio di 14 giovani da inserire in progetti inerenti i servizi alla persona, tutti realizzati presso realtà del terzo settore (cooperative sociali, fondazioni, associazioni).

Se diamo un'occhiata al bando (che trovate qui http://www.aziendasocialecr.it/sites/default/files/page-allegati/Bando%20selezione%20giovani.pdf )

ci rendiamo conto che si tratta di leva civica a tutti gli effetti... ad essere un poco estremisti potremmo sostenere che è un vero e proprio “servizio civile autogestito”, ricorrendo a risorse locali e territoriali.

Tutto bene? Per chi scrive sì, ma credo che qualche lettore avrà di che sobbalzare sulla sedia.

Infatti nel bando è ben specificato come chi voglia partecipare debba innanzitutto essere “cittadino italiano o di uno dei Paesi dell'Unione Europea”.

Ma come, l'assessorato regionale lombardo “Giovani e Sport” il suo bando sperimentale sulla leva civica l'ha aperto ai cittadini con regolare permesso di soggiorno, e l'assessore era della Lega Nord!

E nei mesi scorsi non ricordiamo il vivace dibattito sull'apertura del servizio civile nazionale ai cittadini non comunitari, con tale tesi sostenuta proprio dalle principali realtà nazionali del terzo settore?

Qui invece abbiamo ben nove realtà non profit cremonesi che a quanto pare in proposito la pensano diversamente.

Ma il bello deve ancora venire: non basta infatti essere cittadini italiani o comunitari, occorre anche essere residenti in un ben preciso elenco di comuni cremonesi, il cui elenco è sempre riportato nel bando. Segnalo ai “non lombardi” che da tale elenco sono esclusi numerosi comuni della provincia di Cremona..... siamo insomma di fronte ad una “salvaguardia territoriale” che va al di là della più sfrenata logica federalista.

Ciliegina sulla torta... ovvero chi effettuerà la selezione dei candidati.

Presuppongo che chi si farà carico di tale compito condivida strumenti e metodologie del progetto, comprese le limitazioni, sopra elencate, poste alle candidature.

Ebbene, possiamo leggere nel bando come “la selezione avverrà tramite colloqui individuali, con l’apporto di una commissione dell’Azienda, cui parteciperanno, oltre a tecnici dell’Azienda, rappresentanti dell’Associazionismo, del Terzo Settore e del Cisvol”.

Per chi non lo sapesse, l'acronimo CISVOL indica il Centro Servizio per il Volontariato della provincia di Cremona.

Non so che conclusioni trarre da quanto ho descritto nelle righe precedenti.

Ho tuttavia la sensazione, forte e sempre più radicata, che non sempre quello che dicono le grandi realtà del terzo settore corrisponda a quello che il terzo settore pratica sul territorio... e vale anche per il servizio civile, nei suoi vari aspetti.