Giulio Sensi

l’involontario

La sag(r)a del dato sui giovani e il volontariato

27 Novembre Nov 2013 1819 27 novembre 2013
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La matematica non è un'opinione, ma le opinioni contano più dei numeri? Assediato da questo atroce interrogativo, L'involontario ha deciso di mettere insieme i numeri e farsi un'opinione, dopo aver provato uno strano stordimento causato dall'ennesima ricerca sul volontariato e i giovani.

Si scopre quindi una scabrosa verità: ricerche con risultati simili vengono veicolate con messaggi diversi. Spieghiamoci. Non è una novità: i numeri non parlano da loro, hanno bisogno di interpretazione. E oggi uno dei grossi limiti dei giornalisti e comunicatori che si occupano di sociale è proprio la venerazione acritica del numero: come un infallibile Dio, il dato vince sempre ed è oggettivo di per sé. Rafforza le convinzioni o le mette fastidiosamente in crisi. Ma detta la legge.

Già qua si potrebbe obiettare, dal momento che dietro i dati ci sono ipotesi e metodologie di ricerca non certamente neutre.

Ma non andiamo troppo lontani. Piuttosto andiamo al sodo. Ma i giovani fanno o no volontariato? A giudicare dalla Rapporto Giovani dell'Istituto Toniolo diffuso qualche giorno fa la risposta è “poco”.

Nella comunicazione data al rapporto si dice che “i risultati dell’indagine smentiscono l’impressione generale che il mondo giovanile sia impegnato e che sperimenti il volontariato come qualcosa di particolarmente familiare”. La fascia d'età presa in considerazione dall'Ipsos, che ha curato la ricerca svolta con interviste, è 18-29 anni.

Si pone un primo problema: ma questa è veramente un impressione generale, una convinzione sociale? Il dubbio è lecito, la risposta complicata.

Poi l'Istituto ci informa: dai numeri emerge che il 64,7% non ci ha mai provato a fare volontariato, mentre il 35,3% dichiara di essersi coinvolto con questo mondo. La maggioranza ne parla come una cosa passata (il 15,8% con esperienze saltuarie, quasi il 6% con esperienze continuative). È un’attività viva e presente per il 13%, che si divide tra impegno saltuario (7%) e continuativo (quasi il 6%). Teniamolo lì questo 13% relativo ai giovani fra i 18 e i 29 anni. E prendiamo altri due studi.

Siamo nel 2012. I numeri della ricerca “Quando i giovani partecipano” diffusi da CSVnet, il Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, nell’ambito del progetto dedicato ai giovani volontari “Dammi Spazio”, parlano di un aumento dal 6,3% al 7,3% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni che fanno volontariato (periodo di riferimento 1999 – 2010).

Per cercare di capire quanto i fanno volontariato, CSVnet ha fatto elaborare i dati dell'indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana”, segnalando che le persone di 14 anni e oltre che hanno svolto attività gratuita per associazioni di volontariato nei 12 mesi precedenti l’intervista erano aumentate, per quanto riguarda i giovani tra i 14 e i 17 anni, di un punto percentuale (da 6,3 a 7,3). Ed è dell’11,8 per cento la percentuale dei 18 e 19enni che nel 2010 hanno fatto volontariato in una organizzazione contro l’8,4 dei loro coetanei del 1999. Tra i 20 e i 24 anni erano 8,8 giovani su cento a fare volontariato contro gli 11, 2 del 2010.

A dare manforte a questa tesi era giunto anche il prof. Giancarlo Rovati della Cattolica di Milano. Nel corso della Conferenza di apertura dell’anno Europeo del Volontariato, aveva segnalato come la percentuale dei giovani che dedicano parte del loro tempo alla solidarietà stia, secondo lui, aumentando. Se in termini assoluti il loro numero in 10 anni è invece calato (-107 mila) dipende soltanto da una ragione demografica che fa dell'Italia un Paese sempre più vecchio: tra il 1996 e il 2006 i giovani tra i 14 e i 34 anni sono infatti diminuiti di un milione e mezzo. Quindi proporzionalmente i giovani che fanno volontariato sarebbero addirittura aumentati secondo la sua tesi.

Queste prime due ricerche sono comparabili in linea generale, in fondo entrambe indagano quanto i giovani fanno volontariato, ma nella pratica trattano campioni molto diversi per composizione e fasce d'età. I risultati non sono poi così diversi, eppure il messaggio che ne esce è opposto, uno positivo, l'altro negativo.

Raccontano comunque di una quota di giovani impegnati nel volontariato più alta della media nazionale di volontari sulla popolazione complessiva (Indagine multiscopo Istat: 10% circa di italiani attivi nel volontariato; Censimento Istat non profit: 4,7 milioni di volontari, ben sotto la quota del 13%).

Ora andiamo a guardare una rilevazione interna al mondo del volontariato, quella portata avanti dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione insieme al Centro Nazionale per il Volontariato.

Su un campione di più di 2000 OdV, emerge che su 100 soci ‘attivi’, meno di 24 hanno una età pari o inferiore a 35 anni. Il 24%. Le OdV del Nord-Est hanno la quota più bassa di presenza giovanile con il 17,8% di soci ‘attivi’ giovani, mentre nel Centro-Italia (29,1%) osserviamo la quota massima della presenza giovanile (29,1%).

Infine andiamo a scoprire a quanto ammonta la popolazione italiana di età compresa tra i 18 ed i 35 anni: è il 24,5% del totale, mentre quella di età compresa tra i 16 ed i 35 anni è il 27,1%.

Sorpresa: è equivalente alla quota di giovani dentro le OdV.

Senza toccare il delicato nodo della carenza di dirigenti giovani delle Odv (qua sì che c'è un problema generazionale e come riporterà un articolo sul prossimo numero di Vita, dalla stessa indagine viene fuori che le OdV della donazione -sangue organi, tessuti, hanno più capacità di rinnovare i loro dirigenti), resta da fare qualche considerazione.

Procediamo a domanda e risposta.

Esiste un problema grave di disimpegno dei giovani nel volontariato italiano? La risposta è no, perché i dati dimostrano che in proporzione non sarebbero meno impegnati rispetto ad altre fasce d'età.

Quanto fanno volontariato i giovani italiani? La risposta, probabilmente, è "non è mai abbastanza!". In proporzione forse, più di altre fasce d'età, ma più o meno si può ragionevolmente dire che la quota di giovani impegnati trova simile proporzione a quella di composizione demografica. Tanto o poco? Dipende, come piace spesso dire, da che punto guardi il mondo tutto dipende...

Sono eroici i giovani italiani che in mezzo a tutte le difficoltà riescono comunque ad impegnarsi? La risposta è: che domanda inutile! Perché dipende dalle situazioni specifiche ed è difficile generalizzare questo tema, ma va comunque sottolineato che in un Paese in cui i giovani pagano la crisi più di altre fasce d'età e categorie sociali, i dati confermano che trovano comunque il tempo di impegnarsi. Tutto questo è confortante.

Infine un'ultima domanda: sono utili queste ricerche che vi ho menzionato? Sicuramente si, ma dovrebbe esserci cautela nella diffusione dei dati, e una narrazione comune farebbe bene al volontariato e pure ai giovani.

Brutte bestie i dati.

E comunque ha ragione Serena Carta che riflette sulla ricerca dell'Istituto Toniolo dal suo blog: che siano tanti o pochi, l'importante è cercare e trovare forme nuove di coinvolgimento. La partita si gioca sul campo, non a tavolino.