Giulio Sensi

l’involontario

Ma il servizio sociale non è umiliazione

16 Aprile Apr 2014 0647 16 aprile 2014
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Per una volta l’autore di questo blog lascia momentaneamente il proprio titolo e lo consegna all’involontario di oggi per eccellenza: colui che si trova costretto ad impiegare, gratuitamente e fini di solidarietà, 168 ore del proprio tempo in 10 mesi.

Vediamo se l’involontario Silvio Berlusconi saprà trasformare a proprio vantaggio anche questa situazione, come ha quasi sempre fatto in passato anche in mezzo alle intemperie. Ma se ancora una volta il dibattito mediatico su questo fatto si riempie di banalità (e bene ha fatto Vita ad andare a raccontare cosa è la struttura di Cesano Boscone che ospiterà l’involontario Silvio), urge ricordare ai commentatori politici che quella “inflitta” a Berlusconi è una misura alternativa alla pena prevista dalla normativa.

Si tratta di una delle molte modalità che si basano sul concetto costituzionale espresso all’articolo 27 della nostra Costituzione. La quale affermerebbe la necessità di far scontare a chi commette reati pene che siano orientate alla rieducazione.

È sbagliato dunque chiamarlo volontario,  come Vita ha sempre accuratamente sottolineato intervistando il direttore dell’Istituto Sacra Famiglia che accoglierà Berlusconi.

Ed è sbagliato parlare di umiliazione di Berlusconi, come molti commentatori politici e giornalisti “progressisti” stanno invece facendo in queste ore. Perché svolgere servizio sociale non è un’umiliazione, è un servizio utile agli altri e a se stessi.

Ed è pure un mestiere, nobile e difficile. Oggi più che mai.

In quella struttura ci sono persone anziane che hanno bisogno di assistenza: chiamarla umiliazione significa togliere a quegli ospiti la propria dignità.

Chiamatelo involontario quindi Berlusconi, ma non umiliato: casomai cercate di non umiliare quelle persone che vivono, soffrono e sperano dentro quella struttura di cui oggi si parla malgrado la condanna di uno che ha frodato il fisco.