Giulio Sensi

l’involontario

Se 5000 volontari non capiscono nulla

22 Ottobre Ott 2014 0834 22 ottobre 2014
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Il giornalismo italiano, si sa, non brilla certo per qualità e autonomia. Ma la perla dell'invenzione del Ministero della Protezione Civile ci mancava, così come era ancora raro e relegato a certi giornali di folklore l'attacco alle campagne del volontariato. Ci ha pensato Repubblica Genova, in un pezzo/intervista in cui un sociologo spara a zero sulla campagna “Io non rischio”, definendola “surreale, grottesca, offensiva, umiliante, sconcia” perché appare sui muri di Genova nei giorni dell'alluvione.

Il sociologo spara a zero su cose che evidentemente conosce poco, o comunque ha conosciuto da poco come ammette nell'intervista. Vedendo il tenore medio dell'accademia italiana, specie di alcune scienze, onestamente ci sarebbe stato da sorprendersi del contrario. Ciò che amareggia di più è il metodo giornalistico utilizzato per umiliare una campagna che ha coinvolto 5000 volontari e che vorrebbe, in estrema sintesi, lavorare con la popolazione per una maggiore consapevolezza dei rischi che ci sono durante le emergenze. Perché sapersi muovere, ce lo insegna la campagna, può salvare le vite. L'alternativa è rimanere nelle torri d'avorio in mezzo alle tempeste e ai terremoti dando sempre la colpa a chi ti governa in senso ampio, o comunque a tutte le istituzioni. Va bene, è legittimo farlo, ma non porta risultati fino a prova contraria. Evidentemente queste 5000 persone sono complici di un'idea inutile se non dannosa. Ma non hanno diritto di esprimersi sul giornale quando si parla delle loro campagna.

Allucinante. Incredibile. Intanto, mi piacerebbe capire dove hanno imparato a comunicare con la gente. E poi, una sequenza di pagine da aprire ad lentezza terribile. Avrei proprio voluto vederli l'altro giovedì sera, i genovesi: l'acqua che invadeva le case, i negozi, che si portava via un uomo, e loro ad aspettare il caricamento del portale internet per sapere come comportarsi. Una comica. Una tragedia”. Così parlò il sociologo.

Il quale deve aver problemi di connessione perché il sito funziona bene ed è anche ben fruibile. Ma la connettività è dono di pochi, si sa.

Però non siamo qua a far da avvocati ad una campagna che si difende da sola e che non deve certo temere questi attacchi. A chiarire le cose ci ha pensato il presidente Anpas Pregliasco con una lettera al direttore di Repubblica Ezio Mauro. Siamo qua semplicemente a mostrare che informare sparando a zero sugli sforzi del volontariato e della Protezione civile senza nemmeno un contraddittorio è utile solo a replicare uno schema pericoloso: questo schema ritiene che sopra le teste di ignari, innocenti e disimpegnati cittadini faccia tutto schifo, sia tutto fatto male, sia uno spreco di risorse. Che in definitiva non ci sia speranza. Forse solo la rivoluzione.

Bé, non è così e questo schema non serve a niente, se non a rendere ancora più disunito e arrabbiato un Paese che ha bisogno di essere connesso. Ma la connettività, si sa, è dono di pochi. Per questo va coltivata.