Giulio Sensi

l’involontario

Così i volontari Expo non verranno sfruttati

12 Marzo Mar 2015 1603 12 marzo 2015
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Nelle cose, oggi più che mai, bisogna guardarci dentro per parlarne con cognizione, ammesso che si abbia voglia di farlo. Anche e soprattutto per quelle vicende che hanno tanta eco, quelle che finiscono sui giornali spesso e forse proprio per quello non ci capisce più nulla nessuno. Vale ad esempio per l'Expo che aprirà i battenti ormai fra un mese e mezzo. O almeno per un suo pezzetto.

Se ne è parlato molto, troppo anche, giustamente, in senso negativo. Non è questa la sede per affrontare la travagliata e per alcuni versi disarmante vicenda di avvicinamento all'esposizione universale.

Ma dei volontari quello si, ci interessa.

Guardandoci dentro appunto, si scopre che il tentativo di buttare nel tritacarne mediatico il gran lavoro di coinvolgimento del volontariato per rendere più accogliente l'Expo non solo è sbagliato, ma è pure mal riposto perché colpisce la buona volontà di chi per motivazioni personali molto simili a quelle dei volontari di tutti i giorni si vuole fare un'esperienza breve, sostenendo l'accoglienza nei padiglioni.

Giudicarlo come lavoro gratis, o peggio sfruttato, è un grande equivoco di fondo per molti motivi: si tratta di un'attività integrata all'organizzazione e non sostitutiva. Tra l'altro, per chi fosse appassionato al tema, i volontari saranno arruolati secondo le regole fissate da un accordo coi sindacati confederali.

Molto più criticabile sarebbe stato, onestamente, se l'aspetto del volontariato fosse stato delegato, invece che a candidature spontanee, a singole associazioni di volontariato o cordate, affidando loro parti importanti di servizi a suon di pochi o tanti quattrini, come spesso succede.

CSVnet, Ciessevi di Milano e tutto il mondo dei centri di servizio al volontariato hanno lavorato seriamente da molto tempo, arrivando a fare 9000 colloqui coi volontari per poterli selezionare bene e aprendo insieme a Uidu una sorta di network per favorire lo scambio e la creazione di community.

Chi si è candidato lo ha fatto spontaneamente perché ha voglia di farlo e anche per questo va rispettato. In piccolissima scala formeranno una sorta di Expo dei Popoli molto preziosa nonostante tutto, perché porterà a operare fianco a fianco tanti ragazzi di tutto il mondo, permetterà conoscenze, scambi, amicizie, relazioni.

E renderà più umano un evento globale anche a vantaggio di coloro che ci lavoreranno.

Ironia della sorte e specchio dei tempi, anche fra loro ci sono gli "esuberi": dei quasi 16.000 che hanno fatto domanda per svolgere il servizio che durerà fino a 14 giorni per un massimo di cinque ore e mezzo al giorno, troveranno posto solo circa 7.500 persone di cui più di tre quarti italiani, il resto da tutto il mondo, soprattutto dalla Cina.

L'auspicio quindi è che “nessuno tocchi i volontari” perché sarebbe spiacevole anche agli occhi del mondo presentarsi dopo qualche scandalo anche con le contestazioni ai volontari. Chi le capirebbe? Il lavoro, quello va pagato sì e deve avere i suoi diritti. Ma è un'altra cosa.