Giulio Sensi

l’involontario

#sfidadellemamme, la banalizzazione dell'orgoglio

22 Febbraio Feb 2016 1439 22 febbraio 2016
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Occorre che intervenga la Polizia Postale a redarguire le donne che in queste ore stanno postando foto dei loro bambini sui social media per la "Sfida delle mamme" per capire che si tratta dell'ennesima e pericolosa sciocchezza?

Che cosa sta succedendo? Che il gioco del momento a cui stanno aderendo molte donne è una sorta di catena di Sant'Antonio dove mamme invitano altre mamme a postare su facebook foto di tre bei momenti con il proprio bambino. Non serve aggiungere critiche alle critiche che, per fortuna, stanno ricoprendo l'eco di questo giochetto, ricordando che tanto del materiale pedopornografico che circola viene pescato sui social media. Se vi piace che i pedofili utilizzino le foto dei vostri figli non solo solo affari vostri, ma anche dei vostri amati bambini. L'inopportunità, se non divieto in alcuni casi, già novecentesco di veicolare e diffondere pubblicamente foto di minorenni non è ancora patrimonio comune. Ad aprire le porte dell'intimità di vostro figlio non è un orco esterno, siete proprio voi.

Se non è la cura della privacy e la sicurezza dell'immagine vostra e dei vostri bambini a guidarvi, fatevi guidare almeno da altre considerazioni. Generalizzo, si.

La prima: ma gusto c'è a condividere un orgoglio normale, quello di una madre nei confronti dei propri figli? Un'epoca stupida è la nostra perché ci costringe all'anonimato quotidiano e ci serve su un piatto il metodo più facile è banale per superare l'anonimato con la banalizzazione dell'orgoglio. Avete già i gruppi WhatsApp (la cui privacy non è così scontata), usate quelli.

La seconda: ci dimentichiamo della magia della vita dei nostri figli fino a quando non ci capita per le mani uno smartphone. E ci caschiamo come pere, perché ormai troviamo un senso al nostro esistere solo se questo incontra il riconoscimento altrui.

La terza: si invitano le "grandi mamme" (come se ci fossere piccole mamme) a condividere foto dell'orgoglio dei figli. Quest'approccio performativo alla genitorialità è, ad opinione di chi scrive, di dubbio gusto, l'ennesima riprova del preoccupante declino del pensiero che affligge la nostra società. La prossima che sarà, la #sfidadellezie? Poi la #sfidadellesuocere?

In sintesi: i social media non sono giochini, sono la nostra proiezione su una pubblica piazza in cui ciascuno può gettare il suo occhio malvagio o bonario. Usateli, per carità, ma accompagnateci sempre un pensiero sopra, un pensiero critico. Saranno i vostri orgogli di figli a ringraziarvi un giorno. E andate orgogliosi di come siete, non di come apparite agli altri.