Giulio Sensi

l’involontario

Il volontariato individuale non può esistere

12 Dicembre Dic 2016 1603 12 dicembre 2016
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Un colpo al cuore del volontariato o la sua salvezza?

Udite udite, se vi interessa, la Sezione di Controllo della Toscana della Corte dei Conti è intervenuta con un dotto parere a diffidare il sindaco di Montale, provincia di Pistoia, ad "arruolare", assicurandoli, volontari per la cura dei beni di tutti. In sintesi, la Corte dei Conti toscana ha espresso il suo "niet" alla possibilità di assicurare (e quindi sostanzialmente di ricorrervi) a spese pubbliche volontari singoli che si adoperino in svariate attività di tutela del bene pubblico. La sentenza, del 29 settembre scorso, è interessante perché risolve la questione a favore del partito del "no" al volontariato che si traveste da lavoro.

Per gli appassionati, la vicenda è ricostruita qua. Afferma la magistratura contabile: “è dunque da ritenersi escluso in radice un autonomo ricorso delle pp.aa. a prestazioni da parte di volontari “a titolo individuale”, perché la necessaria “interposizione” dell’organizzazione di volontariato iscritta nei ridetti registri regionali […] vale ad assicurare, da un lato, che lo svolgimento dell’attività dei volontari si mantenga nei rigorosi limiti della spontaneità, dell’assenza anche indiretta di fini di lucro, della esclusiva finalità solidaristica, dell’assoluta e completa gratuità; e dall’altro lato, che resti ferma e aliena da ogni possibile commistione la rigida distinzione tra attività di volontariato e attività 'altre'”.

Sembrano dunque tramontare, anche con questo parere, le possibilità di allargare il perimetro di azione della pubblica amministrazione, ricorrendo al contributo volontario di chiunque, in qualsiasi situazione si trovi, possa, debba o voglia impegnarsi a favore della collettività, o comunque in attività che spettano alla p.a..

La relazione complicata fra volontariato e lavoro appassiona l'involontario da tempo, generando critiche anche aspre da "sinistra" e da "destra": ovvero da chi sostiene che il volontariato è diventato ormai una sorta di cappello sotto cui si cela uno sfruttamento, magari medievale, del lavoro, e dall'altra parte da chi tifa per una maggiore "flessibilità" e necessaria modernizzazione delle forme impegno. In mezzo, dicevamo, c'è l'involontario, che ritiene il tema di non poco conto. Questo parere interviene non poco sul dibattito.

È salvo quindi il "monopolio" delle organizzazioni di volontariato da cui bisogna per forza passare, e da cui ci si deve fare assicurare, anche solo per sistemare un'aiuola. Ci inchiniamo ovviamente al parere della Corte dei Conti. Ma ci pare è l'ennesimo blocco giuridico che si pone davanti al tentativo di fare qualcosa di nuovo e diverso rispetto al passato. Per difendere, peraltro, il lavoro che c'è sempre meno perché ci sono sempre meno soldi. Ma questa sì che è un'altra storia e molto più importante di quanto sembri.