Giulio Sensi

l’involontario

Perché i volontari sono vitali per le cooperative sociali

9 Luglio Lug 2018 1147 09 luglio 2018
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Qualche settimana fa ho partecipato ad un interessante incontro formativo interno alla cooperativa sociale romana Spes contra spem che si occupa di servizi alla persona, in particolare per giovani, minori a rischio e persone con disabilità.

Al centro dell'incontro c'era il ruolo dei volontari nella cooperativa: da tempo Spes contra spem lavora su percorsi di inclusione di volontari, non per contare su manodopera a costo zero, ma perché si è resa conto che è fondamentale inserire il volontariato all'interno della cultura aziendale per molti motivi: favorisce un modello organizzativo più dinamico ed efficiente, aiuta l'integrazione dei servizi di tutta la rete, crea un legame con la comunità territoriale e con le persone assistite e le loro famiglie.

Il volontariato nella cooperazione sociale è una sorta di porta scorrevole a due direzioni: entra dentro la dimensione aziendale, la umanizza, gli fornisce uno specchio dove potersi guardare e valutare; crea un ponte con l'esterno, con quella dimensione comunitaria che qualifica e dà valore all'essenza stessa del lavoro sociale. Perché tale lavoro non si gioca solo nella dimensione operatore-utente -che è fondamentale certo, ma non esclusiva-, ma in una dimensione molto più ampia che lega i servizi e le strutture alle comunità stesse a cui è legata e da cui riceve supporto e legittimazione.

Per questo l'accoglienza dei volontari nel terzo settore non è una questione tecnica: non si tratta soltanto di accogliere in modo competente valorizzando le capacità delle persone e la loro attitudine, non solo di generare progetti formativi efficaci e motivanti, ma soprattutto di guardare al volontariato come ad una dimensione imprescindibile che non riguarda solamente i volontari, ma tutta la struttura cooperativa e i suoi valori costitutivi.

Il volontariato nelle realtà del terzo settore dà un contributo fondamentale a tenere vivi i valori originari e costitutivi; se ben gestito migliora in modo decisivo il clima aziendale. Per fare questo deve essere risolto alla radice l'ipotetico conflitto lavoro pagato – lavoro non pagato, facendo capire agli operatori che il volontariato non è una dimensione esclusiva, ma inclusiva; che non è un ruolo, ma una cultura, un valore, una vision in grado di risaltare la dimensione del dono che è vitale per il terzo settore.

In questo senso la ricerca dei volontari non è comunicazione unilaterale, ma è relazione. È nella relazione che si deve sviluppare la comunicazione, nella condivisione, non nella richiesta di aiuto. Il “cerchiamo volontari” annulla una dinamica sana che invece si sviluppa nella dimensione relazionale. Non a caso le ricerche sulle modalità di ingresso delle persone nel mondo del volontariato esaltano, nell'era della comunicazione digitale, lo strumento ancora sovrano: il passaparola; che significa coinvolgimento, condivisione di desideri.

La conclusione di un ragionamento che sarebbe amplissimo è dunque la seguente: il volontariato è una dimensione fondamentale all'economia civile, uno strumento per gli enti del terzo settore (tutti) per moltiplicare il valore e costruire un legame con le comunità che oggi è urgente ricreare e coltivare.