Wael Farouq

L'isl-Amico

L’ultimo mattone

28 Gennaio Gen 2016 1505 28 gennaio 2016
  • ...

I morti non si ammalano, solo il cuore che trabocca di vita cade ammalato. Allo stesso modo, secondo la tradizione islamica, l’umanità è preda di malattie quali l’odio, la violenza, lo sfruttamento e il dispotismo, che la conducono alla morte. Tuttavia, la volontà di vivere – la coscienza – urla così forte chiedendo di guarire che le vien data una cura: i messaggeri e i profeti che, vivendo fra la gente, incarnano quell’esperienza, quel senso e quel valore umani necessari a fortificare le difese immunitarie della coscienza e a far trionfare la volontà di vivere.

Sono stati i Fratelli della Purezza – confraternita musulmana di Bassora, in Iraq, nel IV secolo dell’egira (XI sec. d.C.) – a utilizzare questa metafora, che raffigura l’umanità come un malato colpito da malattie diverse. Il medico (Dio) prescrive medicine differenti (le religioni) per malattie differenti, ma se venisse a mancare una sola di queste medicine, la vita umana sarebbe in pericolo. Secondo la tradizione islamica, infatti, solo la presenza dell’Altro garantisce la perfezione umana; la sua assenza, invece, minaccia l’intera civiltà.

Il discorso d’odio che pretende di trovare fondamento nella religione non è altro che il sintomo che la malattia è diventata incurabile, perché ha assunto il controllo della coscienza. La persona perde la propria coscienza solo quando pensa di possedere la verità, invece che essere posseduto dalla verità; quando pensa di essere il medico, dimenticando la propria malattia, e crede di non aver più bisogno del perdono. Tuttavia, la fede non può durare senza perdono, perché diventa ideologia.

Quando fu chiesto al profeta Muhammad di spiegare cosa lo distinguesse dagli altri profeti, lui rispose:

Io e i profeti prima di me siamo come una casa bella e ben fatta, eccetto che per un mattone mancante, in un angolo. La gente gira intorno alla casa, l’ammira e dice: perché manca quel mattone? Ebbene, io sono quel mattone, il Sigillo dei Profeti.

In questo hadith, il Profeta non si attribuisce alcun valore fuori dell’ordinario. Anzi, si può ben dire che non si attribuisce nessun valore in generale. Parlando di sé, infatti, si descrive semplicemente come un uomo che sposa donne e cammina per i mercati. Il valore del Profeta scaturisce, invece, dalla sua relazione con gli altri profeti, dal contributo che lui dà alla costruzione dell’alto edificio dell’umanità.

Le persone, proprio come i mattoni o – come dice il Profeta – come i denti di un pettine, sono uguali. Una persona, o una società, si distingue da un’altra solo per il contributo che dà alla civiltà umana, la quale non potrebbe esistere senza gli altri.

La fede non è la fine della strada: il credente può essere un mattone in un alto edificio, oppure un mattone nella mano di Caino.