Giuseppe Chicco

Maestro a chi?

Ricchi premi a chiare lettere?

27 Gennaio Gen 2013 2243 27 gennaio 2013
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Le addizioni e le sottrazioni, non matematica elementare ma nuovi indirizzi ministeriali! Ti gratifico con la moneta se vali, realizzi un servizio di sicuro successo e immediata efficacia, non ti elargisco oboli se il tuo prodotto non mi soddisfa. Le parole per la scuola risuonano sempre più uguali a quelle per l’azienda. Un vero peccato che nel testo prenatalizio della legge di stabilità (legge 288/2012), manchi chiarezza sull’elemento più complesso e delicato: la società, il contesto operativo multiforme e misto dove l’istituzione scuola lavora in una nebbia sempre più densa. Soprattutto grazie all’iniziativa e al buon senso dei molti cervelli ben organizzati che funzionano, risolutivi e pratici, nelle teste dei dirigenti scolastici, degli insegnanti, del personale ausiliario e amministrativo, di professionisti che hanno dovuto chiudere a chiave, in aule impossibili, il loro personale riconoscimento. FIS sta per Fondo Integrativo d’Istituto, sempre più croce sempre meno delizia per i presidi. Una somma che già coprirebbe - e copre piano piano, lentamente, in tempi biblici - una gamma di necessità incredibile ed esageratamente varia (servizi telefonici, fornitura di carta per fotocopie, registri dei docenti tassa sui rifiuti, ma anche tablet e pc) ora cambierebbe, verrebbe integrata, incrementata in base alla valutazione dei risultati delle singole scuole. Quali risultati? Più soldi ai più bravi? Più aiuti finanziari alle scuole che hanno un’utenza dai profitti alti, magari vincono premi e si trovano in un centro città oppure moneta sonante per gli edifici scolastici cadenti in quartieri già problematici ovvero scuole letteralmente sostenute dalla sola professionalità di docenti e dirigenti di valore? È complesso rispondere, ma si può tentare di studiare le parole della legge. E di sperare. Secondo il comma 149 dell’articolo 1 della legge “A decorrere dal 2014 i risultati conseguiti dalle singole istituzioni sono presi in considerazione ai fini della distribuzione delle risorse per il funzionamento”. A un ipotetico appello sugli ingredienti del testo normativo rispondiamo, verrebbe da rispondere: linea di indirizzo presente, contenuti assenti! Un’enunciazione così generica lascia perplessi. Se da una parte, infatti, chi lavora nella scuola può abbandonarsi a un larvato ottimismo sui contenuti possibili, dall’altra considera prioritario e indispensabile capire quali elementi saranno in concreto oggetto della valutazione. L’anello mancante nella catena comincerebbe a funzionare grazie a uno schema capace, in linea di principio, di sciogliere dubbi: la novità che mancava. Il CNPI, Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e acronimo al vago gusto di ventennio, all’inizio di dicembre avrebbe approvato lo schema di regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione. Un elemento di partenza per ragionare sulle linee di indirizzo e sui loro contenuti possibili non basta a convincere chi a scuola lavora tutti i giorni. Resta forte e vigile lo scetticismo di cui tantissimi professionisti non smetteranno di essere portavoce fino a quando gli interventi finanziari e gli incentivi di ogni tipo non saranno ad hoc, finalizzati a scuole considerate prima di tutto realtà territoriali singole, vere cartine tornasole del tessuto sociale in cui operano, tra esigenze e problematiche differenti.