Giuseppe Chicco

Maestro a chi?

Taccuino

23 Febbraio Feb 2014 1206 23 febbraio 2014
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È il taccuino nevrotico di un prof caotico, questo catalogo di pensieri, o frammenti di passione, germogliati nel primo periodo di un anno di lavoro. Mi piace raccordarlo in una pagina di blog unica, lasciando appena intravedere un barlume di ordine cronologico.

Esco molto convinto dalla lettura di ″Quel che resta del padre″ di Massimo Recalcati ed entro nella scuola dove insegno da tre anni. Sembra un caso ma, nel frattempo, io da qualche parte ho letto che non c’è una religione esatta del primo giorno di scuola, mentre trovo benaugurante e quasi benedicente per questo inizio il fatto di avere appena concluso una lettura così appagante e chiarificatrice.

Se non hai ancora scritto, cioè visto germogliar germogli in questa bell’oasi di parole, dove tendi a far apparire la scuola quello che in fondo vorresti che fosse, è solo perchè, dall’inizio di quest’anno, sei troppo coinvolto in ciò che la scuola davvero è e forse cominci ad accusare, senza più ignorarli, piccoli segni di stanchezza.

Raccogli un altro frammento di pensiero arrabbiato in occasione dell′ennesima idiozia istituzionale, ventilata e strillonata senza vergogna, poi ritirata: una sottrazione di euro centocinquanta dalla paga mensile, per penalizzare ulteriormente la categoria professionale già meno riconosciuta d’Italia, la tua, proprio quella frequentata in uno strenuo day by day da te e dai tuoi colleghi. E qui ti verrebbe da pronunciare solo un laconico: in attesa di nuove penali, passo e chiudo.

Perché di scuola si parla solo e sempre per irripetibili luoghi comuni su docenti e vario personale addetto, quasi mai con un punto di vista interno e concreto rispetto al quotidiano reale di alunni e docenti, mai con un approccio rispettoso di professionalità che invece si ingegnano, anche grazie a competenze extra professionali, per far fronte ogni giorno a situazioni particolari ed emergenze.

Mentre è certissimo che nel paese dei monumenti la storia dell'arte scompaia dai programmi di molte scuole, l’ora destinata agli ″Annales″ di Tacito venga dirottata sullo studio di economia dello sport, i paradigmi dei verbi latini facciano spazio al diritto nella pratica sportiva, il pensiero di Hegel sia sostituito dall’attività fisica in piscina o in palestra e l’analisi delle opere di Canova venga surrogata dalle lezioni su come organizzare un evento internazionale, in me resistono delle piccole verità assolute che ritrovo scritte in un magazine e mi permetto  addirittura di trafugare.

″Quando sento dire che, per risollevare l’economia, dovremmo investire sul nostro patrimonio artistico che è il più ricco del mondo, penso che non ci sia alcuna possibilità se prima non si investe sull′istruzione, in grado di creare una sensibilità di massa per cultura e arte, che non sono solo evento o spettacolo.″ (U. Galimberti, D la Repubblica, 11 gennaio 2014, pag.122)