Benedetta Verrini

Mamma Mia

mom-cession

27 Settembre Set 2012 0927 27 settembre 2012
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Quando cominci a essere la protagonista di una campagna Save The Children forse è il momento di preoccuparsi. Si chiama “Mamme nella crisi” ed è un rapporto che l’autorevole organizzazione ha presentato a Roma, alla presenza del ministro Fornero, per raccontare la condizione delle madri italiane.

Se ci sono due figli, circa due mamme su tre si ritrovano senza lavoro: è la conseguenza, scrive StC, di un “circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l’assenza di servizi di cura all’infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini”.

Mamme in difficoltà significa bambini in difficoltà: di questo è particolarmente preoccupata l’organizzazione, valutando che il 22,6% dei minori in Italia è a rischio povertà.

E se le categorie marginali (donne sole, straniere, prive di istruzione) sono state le prime a subire gli effetti più devastanti della crisi, il cerchio si allarga a vista d’occhio: la vicina che sceglie di accudire a casa il bambino “perché l’asilo nido porta via più dello stipendio e allora tanto vale”, la giovane babysitter che non fa famiglia con il fidanzato perché non c’è lavoro, tante amiche con contratti che finiscono e che non vengono più rinnovati.

In America l’hanno chiamata mom-cession, una versione “formato mamma” della men-cession, la recessione che in questi anni ha colpito duramente gli uomini. La mom-cession non è un fenomeno di genere, perché le donne single e senza figli negli States sono professionalmente ambite (hanno il 29% di possibilità in più di ricollocarsi rispetto a un maschio). Allora cos’è? E’ il timore che la madre non regga il ritmo?

Una volta hanno intervistato Annie Duke, campionessa mondiale di poker, chiedendole come faceva a non avere cedimenti psicologici: “Non conosco la paura, ho quattro figli piccoli”, ha risposto.

Ecco. Non conosciamo la paura, dovremmo dire al mondo. Dovreste averne voi, invece, a non investire sul nostro futuro. Perché alla fine è anche il vostro.