Benedetta Verrini

Mamma Mia

Ancora tu (prima elementare)

30 Aprile Apr 2014 1341 30 aprile 2014
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Siamo quasi alla fine dell’anno scolastico. Per la mia famiglia è stato un debutto, con la prima figlia tuffata nell’universo della scuola primaria.

Non so cosa mi aspettavo, cerco di fare un bilancio sfogliando i suoi quaderni, ma non è facile. La scuola è cambiata e deve fare i conti con una nuova ed eterogenea generazione di scolari. Con un misto di stupore e nostalgia devo ammettere che i miei ricordi delle elementari sembrano appartenere a un’altra era geologica! Esempi? Eccoli:

-la scrittura: la bella calligrafia non è più una priorità. Ok, è vero: i nostri figli non scriveranno a mano nemmeno più la lista della spesa, però è inquietante vederli armeggiare con penne e matite. Alcuni impugnano la matita in modo quasi patologico, accartocciando le dita e appoggiandosi all’anulare, oppure (orrore!) tenendola tra indice e medio. Lavorano quasi esclusivamente con lo stampatello maiuscolo e faticano a leggere il minuscolo, non parliamo del corsivo...

-i quaderni: i miei quaderni del primo anno (scusate se sembro nostalgica, non è mia intenzione, seguite il ragionamento) erano interamente scritti a mano, i titoli in rosso e i testi in nero, con tanti disegni a corredo di ogni lezione. A fine anno avevo fatto un’enorme esperienza grafica. Ora i quaderni pesano mezzo chilo perché sono pieni zeppi di fotocopie incollate. Il loro aspetto è piuttosto stazzonato, le pagine hanno gli angoli arricciati, sigh! Sulle fotocopie i bambini trovano già tutto fatto: devono solo completare qualche lettera o colorare un disegno prestampato.

-i materiali: ovviamente colla e forbici vanno via come il pane, nel senso che sono gli strumenti più utilizzati (e invariabilmente perduti) durante le ore di scuola. I libri di testo seguono lo stesso criterio delle fotocopie: rimandano a pochissimi svolgimenti sul quaderno e sono tutti da completare direttamente in pagina (ma essendo di carta lucida, è veramente difficile scriverci sopra).

-i compiti: vengono assegnati prevalentemente nel week end e, almeno per adesso, sono di modica quantità. Non ci sono state molte poesie o filastrocche da studiare a memoria (e anche su questo trovo una notevole differenza rispetto al mio passato), soprattutto piccoli esercizi di italiano, addizioni e sottrazioni fino al 20, disegni da colorare. A proposito. Ho capito ormai che l’esecuzione dei compiti a casa comporta una notevole dose di calma zen da parte dell’adulto. Alcune amiche li suddividono tra sabato e domenica per reggere il colpo. Non tutti i bambini sono uguali: alcuni odiano colorare e ci mettono ore, altri sono molto dispersivi e divagano, altri sono ostinati (mai sentito il famoso adagio, quello che tronca qualsiasi discussione: “Me l’ha detto la maestra!”?), poi emergono le prime preferenze tra italiano e matematica.

Non è facile incontrare di nuovo la scuola, per noi grandi. E’ come ripercorrere un sentiero che credi di conoscere bene, invece è cambiato, prende nuove direzioni e alcune ti spaventano. Perché, comunque vada, è la prima volta che passi il tuo testimone educativo e ti chiedi cosa lascerà nei tuoi figli, augurandoti con tutto il cuore che siano valori ed esperienze positive.

PS: Una cosa l’ho ritrovata tale e quale, in queste elementari nuove di zecca. Quest’anno mia figlia e i suoi compagni hanno letto il loro primo libro, lo stesso che a sei anni avevo letto anch’io: Cipì, di Mario Lodi, autore che è scomparso proprio quest’anno dopo una vita da maestro e educatore.

La storia non la ricordavo più molto bene ed è stato uno choc rileggerla con gli occhi dell’adulto. Dentro Cipì c’è tutto: c’è l’infanzia felice e scapestrata, c’è la voglia di crescere (e la capacità del genitore di farsi da parte), c’è la grazia del bene, l’amicizia, l’amore, la famiglia. C’è la morte. E ci sono la guerra e il male, da cui imparare a guardarsi. E tutto intorno, il meraviglioso incanto della natura e il miracolo della vita, che va sempre avanti.