Benedetta Verrini

Mamma Mia

Iscrizioni a scuola, la lotteria della fortuna

4 Febbraio Feb 2015 1010 04 febbraio 2015
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“Cari genitori, quest’anno vostro figlio inizierà l’entusiasmante avventura del percorso scolastico, nella quale sarà impegnato e avrà bisogno di tutto il vostro sostegno e incoraggiamento”. Comincia così la lettera che il Settore servizi educativi della mia città ha inviato a tutte le famiglie chiamate a effettuare l’iscrizione online (fino al 15 febbraio sul sito www.iscrizioni.istruzione.it) alla prima elementare per i propri figli.

L’incipit, in particolare l’idea dell’ “entusiasmante avventura”, mi ha fatto riflettere perché, come tutte le altre mamme, iscriverò mio figlio con un misto di rosee aspettative e alcune, non poche, preoccupazioni.

Quando ascolto i conciliaboli fuori dalla scuola materna, mi accorgo che il passaggio verso le elementari non è vissuto molto serenamente dalle famiglie. Ci si confronta sulla reputazione dei rispettivi istituti, il numero di sezioni, insegnanti titolari, numero di cattedre vacanti. A conclusione di ogni conversazione la frase ricorrente, quasi rassegnata, è: “Alla fine, va a fortuna”.

E’ brutto pensare alla scuola come a una lotteria, ma un po’ oggi è così, in particolare in tante realtà di periferia. Forse la mia è una testimonianza del tutto parziale, ma i genitori che incontro sono penosamente consapevoli di essere di fronte a questa ruota della fortuna. L’eco del progetto “La buona scuola”, qui, davanti agli istituti dell’hinterland milanese, è ancora lontano.

Dunque, quando si dice “va a fortuna”, si intende che di certo è possibile capitare in una classe con insegnanti che hanno passione per il loro lavoro e hanno a cuore i singoli destini dei nostri bambini. E allora sarà comunque una fortuna, anche in edifici con locali inagibili, pareti scrostate, problemi di derattizzazione, mancanza di materiali didattici basilari (dalla lavagna allo stereo, per non parlare delle scorte di carta per le fotocopie) e totale assenza delle dotazioni igieniche (sapone, salviette di carta, rotoli di carta wc).

Ma si può anche essere sfortunati. Capitare in un luogo privo di punti di riferimento, dove l’assenteismo e la sciatteria concederanno alla formazione primaria meno del minimo sindacale. Una prima elementare a cui manca soprattutto l’anima, cioè l’insegnante di riferimento. Con uno spaventoso turn over di supplenti, in un balletto di nomine che si trascinerà fino alle vacanze natalizie e, per i bambini, un tasso significativo di giornate trascorse a far nulla da “redistribuiti” in altre classi.

Ed è proprio questo lo scenario peggiore immaginato dai genitori, a volte non tanto lontano dalla realtà. Se penso alla totale e serena fiducia con cui le famiglie, appena una generazione fa, si affidavano alla scuola pubblica, mi domando cosa sia accaduto. Chi o cosa ha smontato, pezzo per pezzo, anno dopo anno, un’istituzione che era una certezza? I tempi sono troppo cambiati, nuove emergenze hanno soverchiato strutture e sistema, si dice. Ma dentro alla scuola restano delle persone e proprio loro, mi auguro, dovrebbero fare la differenza.

In questi giorni ho letto la lettera che Daniele Manni, professore in corsa al Nobel internazionale per l’insegnamento, ha inviato al premier Renzi. La prima richiesta del docente al governo è quella di rendere dignitoso lo stipendio degli insegnanti italiani. Certo che i bravi maestri e i prof vanno riconosciuti e ricompensati. Ma davvero, mi domando, basterà a far girare la ruota, a dare di nuovo un’anima alla scuola?

Resto con questa domanda, intanto compilo il form e spero che la ventata di un cambiamento approdi in tutti gli istituti.

E auguro a tutti i nostri bambini, davvero, che con la prima elementare cominci “un’entusiasmante avventura”, non un’avventura e basta.