Simone Feder

No Slot

Una pozzanghera

12 Febbraio Feb 2014 0028 11 febbraio 2014
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Oggi ho detto ad un giornalista che l’azzardo lo si capisce se si cerca e ci si sforza di contare le gocce d’acqua in una pozzanghera. E’ rimasto sbalordito per questa mia affermazione…

Immaginate di fermarvi davanti ad una delle pozzanghere create sotto una grondaia, quelle che si formano poco a poco, quelle che si ingrandiscono di continuo. Osservatela sforzandovi di andare con lo sguardo oltre la superficie. Fermatevi ad osservare, percependone la forma e la più microscopica particella, non fermatevi al ‘tutto’ ma provate a scomporlo in ogni suo piccolo particolare, accorgendovi di ogni goccia.

Ebbene si, solo così penso si riesca a dare un colore ed un significato a tutto ciò che sta succedendo, senza fermarsi a quello che fa più scalpore e senza cadere in facili e sterili banalizzazioni o, peggio ancora, credere alle malefiche strumentalizzazioni.

Questa è la chiave passepartout che permette di aprire la porta dell'azzardo! Percepire in profondità la sofferenza che comporta, non fermarsi all’apparenza, ma scandagliarne ogni centimetro. Solo sentendola nel profondo, lasciandosi ‘inzuppare’ da essa e portandone il peso si riesce ad entrare veramente dentro il meccanismo perverso e dilaniante dell’azzardo.

E quando avrai conosciuto ogni goccia non sarai più lo stesso. Perché la sofferenza ti cambia in profondità, attiva il tuo cervello e il tuo cuore e ti rende capace di pensare e fare cose che altrimenti nemmeno vedresti. E si solo così capisci e tutto diventa più chiaro… è come avere un altro paio di lenti sugli occhi.

Se riesci a sentire la vera portata di questa sofferenza, la metti in gioco e la ‘usi’, riesci a dare un colore differente ai volti incontrati, alle storie ascoltate e, perché no, ai dati raccolti, alle proposte di legge effettuate, agli interventi progettati...

Non possiamo limitarci a pensare all’azzardo e parlare dell’azzardo in terza persona! L’azzardo va vissuto, respirato... La porta del cuore va aperta, la sofferenza va incontrata e usata per meglio incontrare, per meglio accogliere, per meglio agire!

E quando si apre la porta, tutto ciò che si osserva dentro quella stanza ti porta ad agire, a muoverti perché non ti lascia in pace, perché non puoi farne a meno, perché quelle sofferenze che incontri le senti tue… diventano tue!