Simone Feder

No Slot

L’azzardo è altro! Chiedetelo ai giovani

19 Ottobre Ott 2014 2018 19 ottobre 2014
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Ho incontrato in quest’anno migliaia di giovani all’interno delle scuole e lì ho cercato di raccontare cosa sta succedendo in questa Italia che fatico sempre più a riconoscere.

I nostri incontri iniziano scrivendo alla lavagna: azzardo = gioco.

E a questo punto sono loro a prendere la parola in una ‘tempesta di cervelli’ che restituisce a questi due termini il vero significato che noi adulti spesso perdiamo di vista. Dipendenza, malessere, ansia, ossessione, nervosismo, pericolo sono i vocaboli più associati alla parola azzardo; divertimento, libertà amicizia, sana competizione, compagnia sono quelli legati invece alla parola gioco.

Chiedendo poi loro che colore associano a questi due termini il pensiero di tutti verte verso colori scuri e cupi tendenti al nero per l’azzardo, mentre la parola gioco è sempre contraddistinta da colori chiari quali il giallo, bianco…

Una sola domanda: ‘ragazzi, azzardo che cos’è?’ Loro certi rispondono: ‘non è gioco’.

Quando racconto ai giovani la sofferenza che incontro quotidianamente rimango sconvolto perché ogni volta c’è qualcuno di loro che mi ferma per raccontarmi le fatiche che lui stesso vive e affronta in famiglia. . Sono molti che mi confidano di essere preoccupati perché i loro amici buttano tempo e soldi nelle slot all’interno dei tanti bar, nei gratta e vinci che si trovano ovunque e soprattutto nelle scommesse.

E allora il mio pensiero va proprio a chi giorno dopo giorno lotta contro l’azzardo all’interno delle tante famiglie italiane, non possiamo non accorgerci che i più sofferenti sono proprio loro, i giovani.

Spesso dico loro che molta gente mi contesta perché sostengo che ci sono minorenni che  purtroppo hanno la possibilità di avvicinarsi all’azzardo. Loro spesso sorridono e rimangono stupiti dal fatto che la gente sia così cieca e non si accorga dei loro amici che entrano in quella tabaccheria o in quel bar o sala scommesse e, in barba ai regolamenti e alle leggi, si immergono in quel mondo senza ritorno.

Sono preoccupato e rattristato, da una parte c’è un’Italia degli specialisti e delle associazioni che in questi giorni firma patti e va verso una collaborazione ufficiale con i primi mandanti di queste sofferenze. Accordi fatti di parole con significati diversi, che confondono e incantano le persone, che mischiano le parti, che sovvertono idee e mettono in discussione propositi e proclami fino a qualche giorno prima urlati attraverso testate giornalistiche e servizi in tv.

Dall’altra parte c’è un mondo giovanile fragile e influenzabile che però ricerca e si interroga, che vede la realtà attraverso sguardi più puliti e cuori lontani dalle logiche del potere e del guadagno. Sono i ragazzi che domani si troveranno a decidere per il loro e nostro futuro e che oggi assistono, impotenti e a volte inconsapevoli, allo scorrere spesso schizofrenico degli eventi.

L’epidemia è ormai in atto e sta velocemente ammalando persone e territori, tutti ne pagheremo caro il prezzo e ognuno di noi dovrà rispondere, secondo coscienza, di ciò che ha fatto per contrastarla.

Non mi chiedo e, per assurdo, non mi interessa in nome di chi si aderisca ad un accordo, ma lasciatemi interrogarvi sul ‘per chi’ si firmi tutto questo!

Come potrei accogliere e ascoltare le persone e i tanti familiari che stanno vivendo questo dramma e dire loro che ho fatto un accordo proprio con i gestori dell’azzardo? Come posso, da uomo e da professionista,  incontrare chi rischia la vita per una dipendenza  e continuare a dire loro drogatevi pure l’importante che lo facciate in modo da non rovinarvi troppo? Per tutti loro quella piccola speranza possibile, sentita fino a quel momento, verrebbe a mancare. E io non mi sentirei altro che un sepolcro imbiancato!

Quando penso agli specialisti inseriti nei servizi per le dipendenze che ogni giorno accolgono e ascoltano la disperazione  fatico sempre di più a capire il perché di quella firma su quell’accordo! State giocando con la sofferenza che, purtroppo, non vi appartiene e non vi interroga nel profondo.

Troppo spesso si dimentica prima di fare accordi che l’attenzione data ad un giovane oggi, è data anche all’adulto di domani. Oggi più che mai le domande bisogna farsele prima non dopo, quando il dado è tratto!

Qui non si tratta di proibizionismo, qui c’è in ballo il futuro delle nostre generazioni e delle nostre città per il quale possiamo ragionare solo su un piano etico, educativo e culturale. I nostri servizi preposti ad accogliere la sofferenza non posso esimersi da questo o affrontare il tutto con leggerezza e superficialità!

Dobbiamo proteggere i nostri giovani, la nostra gente ed aiutarli. Dobbiamo soprattutto stare con loro, perché  loro ci daranno le chiavi per aprire le porte e per affrontare questa cultura dell’azzardo che continua imperterrita la sua corsa facendo cassa sulla sofferenza.

Forse, cari amici, prima di fare accordi dovremmo ascoltare la gente, ascoltare la sofferenza, quella sofferenza che non ti lascia come sei , che ti interroga e non ti fa dormire. Quella sofferenza che ti sporca le mani e che ti chiede di reagire!

Ebbene, io, gli accordi li faccio con i giovani e, prima di tutto,  in nome loro.

@simonefeder