Simone Feder

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Lettera aperta a Babbo Natale

20 Dicembre Dic 2016 1155 20 dicembre 2016
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Caro Babbo Natale,

Natale si avvicina, tempo di feste e luci, di gioia e di famiglia, di canti e di armonia, di calore e di accoglienza...non posso però fare a meno di pensare a chi passerà anche questi giorni cercando di sopravvivere al freddo delle strade deserte, alla fame dello stomaco che si lamenta, ma soprattutto alla solitudine dell’anima che sempre più pesante, schiaccia e rende tutto insopportabile.

Sai, esiste nella città di Pavia un luogo dove queste persone possono trovare per qualche ora un po’ di quel calore che, non solo a Natale, aiuta a sentirsi umani. Al centro ‘In & out’ della Casa del Giovane, molte persone, trovano uno spazio per lavarsi e lavare i propri vestiti, fare colazione e, soprattutto, sentirsi ascoltati ed accolti.

Oggi più che mai le fatiche si fanno sentire… manca lavoro per chi vive la strada, mancano medicine, scarpe e vestiti...manca sapone per lavarsi sia gli indumenti, che diventano giorno dopo giorno sempre più pesanti e impregnati di quella indifferenza che continua imperterrita la sua corsa verso il nulla, sia il corpo di queste persone che porta segni indelebili della solitudine e della violenza di una vita di fatiche.

Eppure noi non vogliamo fermarci davanti a tanta povertà ed ingiustizia. Le armi della speranza dei più poveri non consentono a nessuno di dimenticarsi di loro. Ci interrogano costantemente sul nostro modo di stare con loro, di vivere con loro, di parlare con loro. Loro urtano il cuore dei più e non lasciano spazi a ragionamenti o ideologie. Non ci permettono di raccontare cose che non siamo in grado di fare, non vogliono sentirsi promettere cose che non sappiamo mantenere.

Loro sono Gesù e non acconsentono altre modalità di interpretazione se non quella che LUI nostro Signore ci ha insegnato…

Caro Babbo Natale, questo Centro ha però bisogno dell’aiuto di tutti. Le richieste sono tante e piange il cuore quando non si riesce a soddisfarle, specialmente quando si tratta di esigenze primarie, necessarie per rendere dignitosa una vita umana.

C’è bisogno di qualcosa per poter offrire una colazione calda al mattino, dopo una notte passata al freddo girovagando per strada, c’è bisogno di biancheria intima che possa permettere di togliersi dalla pelle tutto lo sporco che una vita disastrata lascia addosso e potersi così prendere cura di se stessi, c’è bisogno di indumenti caldi che proteggano dal gelo che entra nelle ossa…

C’è bisogno soprattutto di carità, quella sana che arriva dal cuore, che fa sentire le persone protagoniste e non assistite, che trasmette sincero interesse e non menefreghismo…

Ci auspichiamo di poter sempre andare avanti, con il sostegno di tutti, in questa costante accoglienza della speranza che giorno dopo giorno ci passa accanto nel più povero e nel più indifeso in quel Gesù uomo che chiede di essere ascoltato, accettato ed amato.

È proprio questa tensione costante verso l’altro che non vorremmo mai smettesse di vibrare nel nostro cuore.

Ecco caro Babbo Natale questo è il Natale che vorremmo!

Simone