Simone Feder

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Emergenza educativa e culturale

15 Gennaio Gen 2017 1554 15 gennaio 2017
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Gli ultimi fatti di cronaca che ci raccontano il terribile gesto di due ragazzi di Pontelangorino di Codigoro, lasciano senza parole, con tanta preoccupazione e tutto ciò non può non farci riflettere.

Il relativismo, che spesso in maniera aggressiva pervade oggi ogni aspetto della nostra società, porta gli adulti a rinunciare al proprio ruolo e alla propria mission educativa sventolando la bandiera del ‘lasciar correre’.

L’obiettivo principale diventa quindi quello di ‘proteggere’ in tutti i modi i loro figli tenendoli fin da piccoli lontani dalle prove e dalle difficoltà della vita pratica, per poi sentirsi soli e impreparati quando, mettendo il naso fuori dalla campana di vetro, quegli stessi ragazzi si ritrovano a ricercare e chieder a gran voce a loro il senso dell’esistere.

La vera trasmissione dei valori passa nella coerenza nascosta di quelle fatiche che il genitore fa, nel silenzio e nel nascondimento, e che i giovani non possono fare a meno di notare.

Quali sono i valori che oggi la generazione degli ‘adulti’ trasmette ai più giovani? Siamo proprio sicuri che questo vuoto esistenziale che cattura sempre di più i nostri figli non sia il frutto della mancanza di qualcosa?

Mi chiedo che tipo di educazione stiamo oggi comunicando, caratterizzata troppo spesso da una comunicazione scarsa o assente, incentrata sul desiderio (dei ‘grandi’) di un’immagine perfetta, di gratificazioni immediate, di successo facile...

La società stessa, con i suoi ritmi travolgenti e la continua richiesta di prestazioni elevate, non dà opportunità di capire e prepararsi in questo non semplice cammino.

Gli adulti di oggi faticano ad affrontare le sfide con gli adolescenti, e cercano spesso di vincerle senza capire che non sono battaglie tra schieramenti opposti, ma situazioni da affrontare insieme in cui i vincitori devono essere entrambe le parti o sarà inevitabilmente una sconfitta per tutti.

Forse è il caso di rivedere il nostro modo di percorrere il cammino della vita, alla luce di nuovi valori, di nuove credenze, di una nuova cultura, altrimenti l’emergenza educativa non sarà più tale perché ci avrà già affondati prima di essere ascoltata.

Gli adolescenti dentro di loro macerano aggressività, rabbia, voglia di ribellione che spesso si scontrano con frustrazione, senso di impotenza e rassegnazione.

È importante riuscire a rivalutare la sana conflittualità tra le generazioni, senza sostituzione dei ruoli, con la consapevolezza necessaria da parte degli adulti del fatto che le sfide di oggi si rifletteranno poi sulla serenità di domani. Saper definire e mantenere regole e decisioni, anche scomode o ‘impopolari’, risulta fondamentale nella creazione di personalità che sappiano muoversi con la necessaria consapevolezza all’interno di un percorso di vita chiaro e ben definito.

I genitori faticano a capire che oggi i giovani non si arrabbiano con loro perché non ricevono quel che viene identificato come necessario standard di benessere dal mercato. È il concetto stresso di benessere che è importante rivedere!

Troppe volte si coprono i bisogni dei giovani riempiendoli di ciò che il mondo adulto, ritiene giusto e necessario, ma che non li soddisfa. I ragazzi “masticano” in continuazione messaggi audiovisivi che fanno parte di una cultura e di stili di vita nei quali però non si ritrovano perché non li sentono loro.

Attenzione a dire ai figli “tu non ce la farai mai senza di noi”, attenzione a creare dei figli dipendenti dalle nostre scelte, dalle nostre parole, dalla nostra presenza… Si rischia di instillare in loro convinzioni che li intrappoleranno portando ad incrementare rabbia e aggressione che spesso oggi cercano da soli di compensare con tutto ciò che ingoiano. Ingoiare, mandare giù, imbottirsi di tutto diventa l’unico modo per alcuni di loro di affrontare una realtà in cui non si riconoscono, che non sentono propria, che non vuole ascoltare le loro richieste: staccare la spina perché ciò che gli ribolle dentro è devastante.

Ecco cosa mi scrive una giovanissima: “… non trovo più un senso alla mia vita... è tutto così brutto... odio questa vita che mi obbliga ad uniformarmi a ciò in cui non credo ...come odio le mie cose che non sono comperate da me… non ho voglia di divertirmi come mi dicono gli adulti e non mi interessa farlo come loro… certe volte odio me stessa per il semplice fatto che non riesco a fare nulla di buono… nulla di giusto... ho voglia di abbracciare il silenzio per ore, perchè penso che solo lui mi fa star meglio.

Certe volte mi viene come l'istinto di prendere su le mie cose e scappare via da questo mondo ...non farmi più vedere da nessuno non so dove... ma andarmene... beh... mi scuso per il poema… non vorrei annoiarti con i miei problemi da stupida adolescente in crisi... perchè è così che la pensano gli adulti...non è vero?”

Winnicott, illustre psicoanalista britannico, scriveva che “dove c’è un ragazzo che lancia la sua sfida per crescere, là deve esserci un adulto pronto a raccoglierla”.

Le sfide educative non sono facili o piacevoli, né facile o piacevole è sempre scegliere di accettarle e portarle fino in fondo.

È insita nei giovani la propensione allo scontro generazionale, lo scaricare tutta la loro rabbia e la sofferenza contro chi li ha messi al mondo e, spesso in modo da loro inaccettabile o incomprensibile, cerca di guidarli all’interno di esso.

Sta ai genitori reggere l’urto e, tenendo fede al proprio ruolo, mantenere calma e fermezza nei valori in cui credono senza rinunciare a camminare con i loro figli anche e soprattutto nei momenti non facili.