Simone Feder

No Slot

I Millenials

25 Aprile Apr 2017 1644 25 aprile 2017
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Vuoi vedere un film? Devi dire qualcosa a qualcuno? Ti serve la ricetta di un piatto? Stai cercando un indirizzo? Hai bisogno informazioni su qualsiasi cosa? Vuoi far vedere a qualcuno quel che stai vedendo? Vuoi far ascoltare a qualcuno quel che stai ascoltando?

Basta toccare uno schermo.

Sempre connessi: a cena con la famiglia, a scuola durante le lezioni, al parco con gli amici, di notte nella solitudine delle proprie stanze. Ecco i nostri Millenials.

Giovani cresciuti in un mondo di continue gratificazioni istantanee, dove la distanza tra stimolo e risposta è lunga quanto quella di un dito attaccato allo schermo.

Vogliono, desiderano e subito comprano, trovano, vedono, ascoltano grazie ad app che tutto possono e tutto permettono: ricordano, calcolano, informano, divertono, comunicano, sostituiscono… Applicazioni al posto di oggetti, azioni, PERSONE…

Gratificazioni immediate in un mondo dove tutto è immediato e acquistabile.

Una generazione che sta crescendo con i livelli di autostima più bassi della storia, incapaci di aspettare, di accettare i fallimenti, di vivere le frustrazioni, di sbagliare…

E la colpa non è loro, ma di chi non permette ai nostri giovani di fare la giusta esperienza di vita fatta di fatica, tempi lunghi e relazioni stabili.

Il mondo dei social ha ridotto i sogni dei ragazzi alla ricerca infinita del ‘mi piace’, l’immagine prende il soppravvento sull’interiorità, curare l’editing delle foto è più importante dell’esplorazione del proprio io. Giovani alla ricerca di hashtag sempre più accattivanti da taggare per foto e video e in continua ricerca di raccontare storie su instagram e su snapchat.

E quindi dentro infiniti gruppi di istant messaging si raccontano e inviano ogni istante, ma quando gli chiedi come va e come sta ti rispondono solo frettolosamente: bene.

Non ci sono relazioni profonde perché non allenano le capacità necessarie per costruirle; non accettano di esporsi la propria anima, perché temono il giudizio di tutti terrorizzati di perdere l’amicizia sui social o di essere esclusi da un gruppo whatsapp.

Eppure inconsapevoli di tutti lanciano in continuazione le loro immagini nel buco nero del web, senza sapere chi o come potrà usarle.

Una generazione che non si interroga e, ancor peggio, non è in grado di affrontare lo stress perché non ha gli anticorpi giusti e davanti alle fatiche e alle frustrazioni si rivolge al device, ai social e a tutto ciò che procura quell’apparente benessere, quella scarica di adrenalina temporanea

Imparare ad aver pazienza sarà la medicina che permetterà a molti giovani di crescere, sperimentare la fatica sarà il loro vaccino più importante, permettere loro di vivere le frustrazioni e soprattutto trovare insieme gli strumenti per affrontarle, non aggirarle, il compito di noi educatori.