Simone Feder

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Azzardo, i pensieri di una bambina

16 Maggio Mag 2017 1707 16 maggio 2017
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Carissimo, come sai, Alice è sempre stata una bimba curiosa, attenta e vivace. La sua nascita ha portato tanta felicità in casa, io, mio marito, le nostre famiglie, tutti stravediamo per lei e fin da piccola abbiamo cercato di crearle attorno un mondo che riempisse i suoi occhi di meraviglie… come per l’Alice del romanzo.

Ma la mia Alice a soli 5 anni, alla fine è stata quella che ci ha aperto veramente gli occhi.

Mi ricordo quella sera quando, prima di dormire, dal suo lettino mi ha chiamata, credevo volesse il racconto della solita storia prima di dormire, le piaceva chiudere gli occhi mentre la mia voce le raccontava di mondi fantastici. Quella sera, però, aveva lei qualcosa da raccontarmi, era un storia così surreale da ascoltare dalla sua bocca da bambina, ma così maledettamente reale.

Mentre raccontava il suo sguardo, che faceva sempre trasparire la sua felicità e voglia di crescere, a tratti si incupiva e restava fisso, come perso in un altro mondo.

Sbalordita da ciò che mi aveva raccontato, ho cercato di avere spiegazioni dall’unica persona che poteva darmene, il protagonista del suo racconto: suo nonno, mio papà.

Dopo un acceso confronto la scoperta fu sconvolgente… quei biglietti coloratissimi e belli di cui Alice mi aveva parlato, quelli che il nonno si fermava ogni volta a comprare e grattare quando andava a prenderla a scuola, lo avevano portato a dilapidare tutti i suoi risparmi di una vita ed ipotecare la casa.

Alice da tempo viveva con dei pensieri che la rendevano triste, ma non riusciva a comprendere e capire il motivo. Percepiva e in cuor suo “sentiva” che il nonno era cambiato, i suoi occhi di bimba avevano visto quel che noi non avevamo assolutamente capito.

Sono stati giorni, mesi, difficili. Preoccupatissima, da mamma, non gli ho più permesso di andarla a prendere a scuola. Alice non capiva che stava succedendo, non capiva perché mamma e papà non la lasciavano stare da sola con il nonno, quel nonno le ha insegnato ad andare in bicicletta e che trascorreva con lei tutti i pomeriggi.

Disperati abbiamo deciso di farci aiutare. Siamo arrivati alla Casa del Giovane e quella sera durante un colloquio era presente anche lei. Mi ricordo che tu le chiesi di fare un disegno mentre, io e mio marito insieme al nonno, cercavamo di raccontare la nostra storia e la sofferenza che anche Alice portava con sé. Ma lei non riusciva a stare ferma, era un continuo chiedere, bussare, interrompere, quasi non volesse lasciarci da soli, quasi avesse paura che stesse succedendo ancora qualcosa di male.

Alice con i suoi 5 anni ha cambiato la vita del nonno Antonio di 65!

Oggi, dopo un anno di percorso di gruppo, lui è tornato a vivere, ma io non posso fare a meno di chiedermi ogni giorno quali segni indelebili ha lasciato tutto questo in mia figlia. Quali vissuti, paure, pensieri hanno messo radici in lei? E quali frutti raccoglierà da questi domani?