Simone Feder

No Slot

Azzardopatia, le parole sono pietre

25 Luglio Lug 2018 1341 25 luglio 2018
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Una battaglia importante si sta giocando in queste ore attorno all’ormai famoso art.9 del Decreto Dignità, una battaglia che riguarda contenuti su cui da anni il Movimento No Slot insiste in tutta Italia: quello culturale.

Da sempre siamo convinti che la partita azzardo non va giocata sulla questione ‘proibizionismo si o no’ ma su domande più esistenziali, su una ricerca di senso che non può prescindere dal chiedersi prima di tutto ‘perché’.

Poter dare il giusto nome alle cose è il passo necessario e fondamentale per diffondere la giusta informazione e portare la consapevolezza della reale essenza delle cose. È la certezza che ci ha da subito spinti ad affermare a gran voce, sostenuti dalle migliaia di studenti e giovani incontrati in questi anni, che l’azzardo non è un gioco!

Per questo la proposta di sostituire la parola ‘ludopatia’, chiaramente derivante da ‘ludum’ – gioco e quindi concettualmente profondamente sbagliata, con la definizione ‘disturbo da gioco d’azzardo’ appare oggi come un’importante conquista, una conquista di vera riappropriazione del termine.

Durante i numerosi laboratori effettuati all’interno degli istituti scolastici e i sempre più richiesti incontri aperti alla cittadinanza organizzati in tutto il Paese questa appare la questione più evidente che provoca grande sofferenza a chi, purtroppo, di azzardo si ammala e vede la causa del proprio dolore sbandierata dalla pubblicità in ogni dove.

Utilizzare la terminologia medica inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali permette di ricollocare l’azzardo e i problemi ad esso correlati al loro posto, restituisce dignità al dolore di intere famiglie distrutte da ciò che altrimenti viene considerato solo ‘un passatempo’ come altri, un divertimento, una situazione da saper gestire responsabilmente per non essere considerati degli incapaci o dei viziosi.

È questo il primo passo verso una vera prevenzione, verso un Paese che non inganna i propri giovani, ma che sa mettere al primo posto il vero benessere delle persone.

Confidiamo pertanto che questo importante segnale sia colto e riconosciuto nel suo valore più profondo, con la consapevolezza che solo una rivoluzione culturale potrà dare realmente una svolta a questo nostro Paese ormai invaso dalla mentalità azzardopatica che mette fortemente a rischio territori e relazioni, giovani e anziani.

@simonefeder

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