Simone Feder

No Slot

Se al grido dei ragazzi rispondiamo con le piantine di cannabis

15 Settembre Set 2021 1551 15 settembre 2021
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“Brutto non sentirsi a casa in casa propria. Brutto chiudersi in bagno e piangere ogni giorno.

Non mi va di rispondere. Non mi va di conversare, non mi va di ascoltare, non mi va di vivere qui.

Non mi va di pensare di voler scappare. Non ce la faccio più. Non riesco a dirlo a nessuno anche se lo vorrei tantissimo. Sanno gli altri di me ma io non so nulla. Sfuggo alla vita ma lei mi trova sempre.

Mi trova perché gli altri parlano di me. Mi vogliono bene e mi cercano, anche se in realtà non vogliono vivermi, perché a nessuno interessa di me veramente. A nessuno”.

Mentre le pagine di cronaca rimbalzavano la notizia che a Milano di tre giovani che in poche ore hanno deciso di metter fine alla propria vita, queste sono le parole che mi raggiungevano attraverso i social. Ed è solo l’ultimo grido di aiuto della giornata.

Ascolto continuamente giovanissimi che faticano a trovare un loro posto in questa, definita da loro, “pesante vita”. Eppure il mondo pensa ad altro.

“Le emozioni sono così forti che ti girano lo stomaco. Ho bisogno di qualcuno per mandare via questi pensieri. Ho bisogno di sentirmi felice, di provare amore e ricevere ascolto. Ho bisogno di avvicinarmi alla mia somiglianza per sentirmi libera”.

Come restare indifferenti a questa incessante richiesta di aiuto, di accoglienza, di ascolto che arriva dai nostri ragazzi?

Il sistema familiare non regge più, distrutto da un mondo in cui sono cambiate le priorità da tutelare e da adulti che non sono in grado di essere tali, ma nessuno ha il coraggio di chiedersi veramente perché e prendere in mano la situazione.

Eppure in Italia, purtroppo, ci preoccupiamo continuamente di altro… il disagio non interessa, se non per facili slogan politici, non fa cassa, non dà visibilità e quindi non può essere oggetto di interesse.

Ora però stiamo pagando i conti di un disinvestimento generale e la totale assenza di un pensiero concreto in tema di politiche giovanili in tempo di Covid ne è stata solo l’ennesima tragica conferma.

“Sono ospite nella vita degli altri. Mi sento un regista in cerca dei suoi attori, che entra di soppiatto nelle scene degli altri e poi se ne va senza lasciare traccia, senza un minimo di rimorso o ripensamento.

Mi sembra, ogni tanto, di sentirmi soddisfatta di ciò che sono ora, perché certe cose nel mio passato sono forti e presenti ancora adesso e io ne sento il peso però vado avanti, a modo mio, sempre. Alla ricerca di qualcosa che devo ancora capire”.

Ecco perchè dobbiamo entrare in questo mondo del disagio giovanile, dobbiamo esserci! Prima che diventi una valanga irrefrenabile, prima che sia una ‘situazione scontata e inevitabile’, prima che i giovani diventino per tutti irrecuperabili e cause perse.

Abbiamo bisogno di fermarci, riflettere e studiare, fare rete tra agenzie educative senza comode deleghe utili solo a scaricarsi la coscienza o improponibili richieste a scuola e famiglia prive di sostegno economico e politico.

Il focus del nostro discutere oggi non può essere correre dietro a ideologie vuote e prive di senso, non possiamo distogliere il focus dai nostri giovani che dimostrano un disagio sempre maggiore a cui non siamo in grado, o non vogliamo, dare una risposta.

È questione di priorità, di scelte e, non ultimo, di dignità di un Paese che non può dimenticarsi e non prendersi cura del proprio futuro.