Sergio Marelli

Non governativo

Più "rimesse" nel 2012, ma ......

7 Dicembre Dic 2012 0733 07 dicembre 2012
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Nonostante la drammatica crisi economica globale, le rimesse degli immigrati aumentano. Questo il dato più eclatante, che coglie di sorpresa noti economisti, che emerge dal rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale. Sarebbe di ben 534 miliardi di dollari, circa 150 in più rispetto al 2011, il totale delle risorse economiche regolarmente trasferite dai migranti nei loro Paesi di origine che, con buona probabilità, raddoppierebbero considerando i fondi transitati per circuiti informali.  Una tendenza che gli esperti della Banca vedono confermarsi nei prossimi anni, tanto da stimare in 685 i miliardi di dollari che si raggiungeranno nel 2015. Stiamo parlando per questo 2012 di risorse economiche pari a 4-5 volte quanto stanziato dai Paesi ricchi per la cooperazione internazionale e per lo sviluppo dei Paesi poveri, visto che ben 406 di questi miliardi sono trasferiti verso Paesi in Via di Sviluppo.

Il dato, tuttavia, va letto alla luce dei dettagli forniti dallo stesso rapporto dai quali si evincono anche i motivi di questa apparentemente incomprensibile controtendenza. Così, ad esempio, si scopre che il maggior incremento si registra da Paesi come Russia e Paesi del Golfo Arabo dove, grazie all’innalzamento significativo dei prezzi di petrolio e gas, i migranti provenienti in prevalenza da Paesi asiatici e medio orientali trovano impiego e si avvalgono di costi di trasferimento relativamente bassi. Come nel caso di Mosca dove le commissioni bancarie per l’invio delle rimesse sono limitate ad un 2%.

O, al contrario, si evince come in Europa il dato positivo segna un notevole affievolimento, quando non una vera e propria regressione. Letto dal lato dei principali Paesi beneficiari delle rimesse dal vecchio continente, notoriamente africani, latino americani e dell’Europa dell’est, l’incremento non sempre è percepibile. Il motivo? Sempre secondo la Banca Mondiale, ciò sarebbe principalmente dovuto alla più severa recessione economica, ma anche all’incidenza negativa che hanno sulle percentuali di impiego dei migranti le recrudescenze xenofobe e le pulsioni islamofobiche, nonché le politiche di respingimento e le difficoltà di regolarizzazione degli stranieri che vanno per la maggiore nei Paesi dell’Unione Europea.

Sono dati di un Rapporto che dovrebbe portare ad una seria riflessione i decisori e gli operatori di questa nostra Europa e, ancor di più, di questa nostra Italia dalla memoria corta. Così corta da non ricordare quanto noi dobbiamo alle “rimesse” che i nostri emigrati hanno trasferito e tutt’ora trasferiscono in patria e, per contro, da indugiare  nell'assumere provvedimenti efficaci verso chi le risorse le investe all’estero nelle banche fantasma, nei paradisi fiscali o più semplicemente laddove può massimizzare i profitti,  e nei confronti di chi specula sulle transazioni monetarie di onesti lavoratori.