Sergio Marelli

Non governativo

e Lapo andò alla .... ENI

30 Giugno Giu 2015 1058 30 giugno 2015
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Il Vice Ministro Lapo Pistelli, delega alla cooperazione allo sviluppo, lascia la Farnesina e il Parlamento per assumere il prestigioso ruolo di Vice Presidente di ENI  con funzioni di Stakeholder Relations for Business Development. In altre parole, Pistelli sarà unno degli uomini di punta della lobbying della nota società energetica italiana.

Che la scelta sia legittima, ci mancherebbe, è fuori discussione. Che gli interrogativi sulla “coerenza” dei suoi comportamenti in particolare in occasione della riforma della legge sulla cooperazione allo sviluppo appena varata dietro sua pressante iniziativa sono altrettanto legittimi e fondati. All’indomani dell’approvazione in parlamento della legge 125, il nuovo testo che dovrà sostituire la vecchia legge 49 del 1987, i commenti di buona parte della società civile impegnata sul fronte internazionale e di altri attori della cooperazione vertevano, oggi diremmo a ragione, sulla grande apertura, per molti eccessiva, concessa all’intervento delle imprese profit nel mondo della solidarietà e degli aiuti internazionali. Le spiegazioni e le argomentazioni addotte anche dal Gabinetto del Vice ministro erano prevalentemente orientate alla necessità di una innovazione nelle strategie e nelle prassi di intervento in favore dei Paesi dei Sud del mondo prevalentemente individuate nella necessità ed urgenza di favorire un partenariato strategico tra il mondo solidaristico e i soggetti del mondo imprenditoriale convinti che, sempre a detta dei sostenitori di questa tesi,  il nuovo paradigma di sviluppo debba sempre più orientarsi ai canoni e alle ricette verificate nel modello occidentale. L’avvallo offerto a questa nuova tendenza da diversi soggetti del non governativo, impermeabili anche alle più accondiscendenti posizioni di chi tuttavia sottolineava la quasi totale assenza di “regole” imposte ai soggetti profit, ha fatto si che non solo la nuova legge potesse ottener il via libera, ma ha anche definitivamente bollato di anacronismo ideologico e oscurantismo culturale chi ancora solleva perplessità e avanza richieste di maggior tutela e garanzia prima di un maggior coinvolgimento del profit nella cooperazione allo sviluppo.

Agli elementi di riflessione di chi, nella più genuina posizione di relativismo teoretico, ha voluto onestamente ragionare su queste posizioni ponendosi domande e questioni, oggi non si possono che aggiungere anche quelli relativi alla efficacia e redditività di idee e comportamenti coerenti con quei poteri che sembrano non avere limiti nel conseguimento degli obiettivi perseguiti, ne nelle possibilità di accaparrarsi le meglio risorse disponibili in questo nostro Paese.