Paola Crestani

Non solo adozioni

L'adozione internazionale non è questo!

21 Giugno Giu 2017 1825 21 giugno 2017
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È della settimana scorsa l’ennesima notizia che parla di scandali e malefatte nel mondo delle adozioni. Dopo l’Espresso con il presunto traffico di bambini in Congo, Repubblica con le denunce per truffa delle famiglie in attesa da lunghissimo tempo inutilmente, è il turno de Il Fatto Quotidiano che racconta di comportamenti a dire poco discutibili della precedente vicepresidente della Commissione Adozioni che emergerebbero dalle carte relative all’indagine per truffa nei confronti dell’ente Airone che sfocerà ad ottobre in un processo a Savona.

Una situazione che non ha precedenti. Che la situazione della Commissione Adozioni fosse anomala lo sappiamo e lo diciamo in molti da tempo: la Commissione che non viene riunita da tre anni, il sito bloccato, la linea CAI di comunicazione con le famiglie soppressa, nessuna possibilità di farsi rispondere al telefono, tantomeno di parlare con la vicepresidente (“non c’è, la faremo richiamare” detto infinite volte senza risultato), nessun incontro da tre anni con gli enti, nessuna autorizzazione sui Paesi, nessun controllo e di conseguenza sanzione agli enti, nemmeno a quelli pubblicamente accusati di avere fatto adozioni illecite, mancata pubblicazione dei rapporti statistici per tre anni, insomma, una disfatta, una situazione senza precedenti.

Il mancato funzionamento della Commissione adozioni, assieme agli articoli che raccontano dei vari scandali, ha creato un clima di diffidenza e sfiducia intorno all’istituto dell’adozione internazionale in Italia che ha avuto come conseguenza una drastica diminuzione del numero di famiglie che si rende disponibile ad accogliere un bambino abbandonato.

Chi ha sbagliato, paghi. E’ ovvio che, se vengono provate delle responsabilità di singole persone o singoli enti rispetto ad atti illeciti o anche solo scorretti, questi ne devono rispondere. Purtroppo è ormai evidente che anche il mondo delle adozioni non è esente da episodi illegali o non corretti. Il compito di vigilare sul sistema delle adozioni internazionali, prevenire ed eventualmente sanzionare comportamenti scorretti è della Commissione Adozioni e proprio per questo è ancora più grave il suo mancato funzionamento così come è grave la responsabilità di tutti coloro che lo hanno permesso o che non hanno fatto abbastanza per impedirlo.

Ma l’adozione non è questo. Pur continuando a stigmatizzare e a denunciare i casi di malfunzionamento delle adozioni ed il rischio di scorrettezze, bisogna però anche dire con forza che le adozioni non sono questo.

Le adozioni sono bambini abbandonati, realmente in situazioni di abbandono, spesso con problematiche di salute psicofisica molto complesse, che riescono finalmente ad avere la possibilità di vivere in una famiglia.

Le adozioni sono famiglie che si rendono disponibili, con gioia ma anche con sacrificio e impegno, ad accogliere in Italia bambini che non hanno trovato soluzioni nel loro Paese d'origine.

Le adozioni sono operatori, professionisti, istituzioni, che mettono a disposizione il loro lavoro e la loro professionalità per fare in modo che famiglie e bambini siano formati e seguiti con vicinanza e attenzione.

Le adozioni sono una rete di volontari che si rendono disponibili a fare tutto il possibile per favorire l’inserimento in famiglia e nella comunità di questi “nuovi” figli.

Le adozioni sono tanti insegnanti ed educatori sensibili e preparati che, nonostante i mille impegni e le mille sollecitazioni, trovano il tempo da dedicare per garantire la migliore inclusione scolastica dei bambini adottati.

Le adozioni internazionali sono il laboratorio di un mondo aperto alla diversità, solidale, accogliente, il mondo che vorremmo per tutti i nostri figli, adottati e non.

Per questo è indispensabile che la società, la politica, le istituzioni e non solo coloro che, a diverso titolo, sono coinvolti nel mondo delle adozioni, facciano fino in fondo tutta la loro parte per ripristinare questo patrimonio di solidarietà ed accoglienza che è andato distrutto.