Alessandro Puglia

Parole di frontiera

Tolo Tolo, il cinema di frontiera che fa sognare un mondo migliore

5 Gennaio Gen 2020 0900 05 gennaio 2020
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Tolo Tolo è decisamente un film di frontiera. Comico, ironico, sarcastico, poliedrico, Luca Medici, in arte Checco Zalone, è riuscito contemporaneamente a battere due record: quello di incassi (8,7 milioni di euro nelle sole prime 24 ore di programmazione), ma soprattutto è riuscito a mettere un freno alla retorica, ai populismi tanto di moda in Italia, all’odio razziale mascherato da slogan politici che abbiamo visto proliferare tra piazze e social network.

Tolo Tolo è un film di frontiera perché si schiera dalla parte dei più deboli, nell’essenza di un viaggio scandito da bombardamenti, da una lunga agonia nel deserto fino ad aprire una finestra in uno dei tanti lager libici dove le donne vengono costantemente violentate, ma che in questo caso grazie all’intuizione cinematografica riescono ad armarsi e a ribellarsi contro i loro torturatori.

Checco Zalone con Tolo Tolo si affaccia oggi con i suoi connotati che lo caratterizzano nel cinema d’autore donandoci un racconto del presente ed evocando il grande cinema neorealista raccontato dall’amico africano di Checco, Oumar, che mostra il capolavoro di Vittorio De Sica da un vecchio televisore in un villaggio africano. Ci ricorda che accanto la povertà c’è l’amore, il desiderio legittimo di sognare un futuro migliore.

Checco si aspettava sicuramente le critiche per i suoi attacchi “politici”: per quella frase “la pacchia è finita” pronunciata dal piccolo Doudou nel finale di film o per quel ritratto dell’italiano medio al potere, il signor Gramagna compaesano di Spinazzola ,che da Prefetto diventa ministro degli Esteri e poi presidente della Commissione Europea. Perché quel fascismo o quel populismo – per dirla con Checco - sono come la candida. Ma Tolo Tolo non è un film politico, ma un capolavoro dei nostri tempi capace di raccontarci un dramma vivente con ironia. Intensa la scena del naufragio dove Checco abbraccia il piccolo Doudou e chi annega in mare trova anche questa volta attraverso il segno filmico la forza per cantare, per voltare pagina e ricordarci che noi italiani possiamo essere migliori di come la politica oggi rappresenta il popolo, strumentalizzandolo.

La trovata della cicogna nera, la griffata crema gold per il viso, così come la canzone Se t’immigra dentro al cuore che con il ritornello della “Gnocca d’africa” ci mostra invece Idjaba, una donna coraggiosa che ha promesso alla sua amica morta durante il viaggio di portare in salvo il figlio, donano un tratto distintivo e originale al grande racconto sulla migrazione che accomuna ogni essere umano.