Maria Chiara Roti

Passo dopo passo

L’arte di fare lo zaino

9 Settembre Set 2019 1335 09 settembre 2019
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Quando penso allo zaino mi torna nella mente una lezione ricevuta durante un ciclo formativo sull'affido familiare che feci con mio marito anni fa.

Lo zaino era stato usato dalle educatrici e tutor del corso per indicarci il bagaglio di vita già pesante che si portavano i bambini abbandonati o allontanati dalle famiglie di origine quando entrano nelle nuove famiglie di accoglienza.

Quella immagine dello zaino pieno mi è rimasta appiccicata e ogni volta che, nel mio lavoro, incontro un bambino con una storia lo vedo subito con lo zaino e penso a chissà cosa c ‘è dentro o quanto è pesante.

Lo zaino è la sua storia.

Quando sono partita per il mio primo cammino ho comprato uno zaino su Amazon e naturalmente ho sbagliato.

Non avevo certamente letto il buon libro di Andrea Mattei "L’arte di fare lo zaino" che consiglio di leggere a ogni viandante.

Lo zaino è la casa del viandante.

Una scelta contro corrente. In un mondo in cui l’accumulo rappresenta ricchezza, indossare uno zaino è un scelta pauperistica. In cammino è più ricco chi ha meno.

Camminare è l’arte del togliere e della leggerezza nella fatica.

Lo zaino di Otzi, l ‘uomo di oltre cinquemila anni fa ritrovato sul confine austro italiano da una coppia di escursionisti, ci racconta una storia:

Otzi era un uomo modernissimo nel suo e nostro tempo. Aveva lo zaino ed era di legno.

Ma è in Norvegia all’inizio del secolo scorso che avviene la prima evoluzione.

Bergan, un produttore di biciclette, infastidito dal peso durante la caccia prende un ramoscello e crea il primo telaio esterno.

E nasce così Bergans of Norway, oggi uno dei migliori produttori di articoli outdoor.

Il libro ripercorre gli elementi essenziali del viandante e la loro storia: il bordone, il taccuino, il coltellino svizzero, il sapone di Marsiglia, la spilla da balia, il GPS.

Ciò che è interessante è capire la storia di ogni singolo elemento e conoscere chi ha avuto intuizione, passione e determinazione per far sì che oggi siano disponibili per noi questi elementi necessari che portiamo.

Ciò che ho trovato più interessante è la storia delle frecce gialle del cammino di Santiago.

È l’inizio degli anni ottanta quando don Elias Sampedro, parroco spagnolo di Cebreiro, riempie la sua Citroen di due taniche di vernice gialla e parte da San Jean Pied de Port e traccia le prime frecce.

Immagina un'epoca in cui nessuno pensa di rimettersi in cammino e vuole riportare moltitudini di camminatori a viaggiare verso ovest.

Quando, fermato dagli agenti di polizia della Navarra, è preso per un rivoluzionario dell’ETA dice: «Sì, sto preparando una grande invasione».

È così è stato: oggi sono trecentomila i pellegrini che ogni anno percorrono il cammino di San Giacomo seguendo le frecce gialle.

Anche il GPS per noi oggi imprescindibile quotidiano riferimento è frutto delle scelte di due presidenti americani Reagan e Clinton che misero a disposizione la posizione dei 24 satelliti della intelligence per l’uomo di tutte le nazioni affinché conoscesse sempre la sua posizione.

Uno strumento che ci da’ la risposta al ‘dove sono’ ma non al ‘chi sono’.

I grandi scrittori e viaggiatori Gianotti, Nacci Brizzi, Rumiz ci ricordano il rapporto speciale con lo zaino.

Ci dice Gianotti: «Amo il mio zaino perché rappresenta la libertà, ci obbliga a imparare la differenza tra superfluo e necessario».

Nacci rievoca il potere del carico di vita: «Porta le mie ombre e i miei morti e lo fa senza che lo chieda».

Buon cammino viandanti, scegliete con cura il vostro zaino.

"L ‘arte di fare lo zaino" di Andrea Mattei, Ediciclo Editore