Maria Chiara Roti

Passo dopo passo

Santiago in carrozzina (vuota). Mille chilometri a piedi con Jack

15 Novembre Nov 2019 1611 15 novembre 2019
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Navigando nei numerosi gruppi di pellegrini e viandanti, forieri di preziosi consigli, ho pescato nella rete questa storia, tra le tante. E devo dire la verità: all’inizio non l’ho capita.
Due ragazzi che fanno il cammino francese con una carrozzina, vuota.
Ho intuito subito che dietro c’era una storia di disabilità e di sofferenza ma il mio primo commento silenzioso è stato proprio ‘perché lui non è con loro?’
Poi li ho seguiti, ascoltati e infine conosciuti.
Davide è cugino di Giacomo, Jack, un bambino di dieci anni affetto da tetraparesi, dalla nascita con gravi disabilità motoria.
Genny è sua moglie. Una storia di famiglia che conosco bene: anche io ho una cugina speciale, si chiama Margherita e so che i cugini sono fratelli mancati.
Davide e Genny con Franco (papà di Genny) hanno percorso i mille km a piedi del cammino francese con la carrozzina vuota portando la sofferenza invisibile di Jack e della sua famiglia in casa e di tutte le famiglie, all’aperto nei sentieri antichi, nei boschi, nelle piane, nei villaggi e in città. Hanno scelto il cammino più tradizionale proprio per la possibilità di incontrare più pellegrini e raccontare camminando la loro storia.

Non si sono arresi davanti alle salite impervie, al sole, alla pioggia, al vento. Non hanno preso scorciatoie nè taxi perché la vita di una famiglia con disabilità non ha scorciatoie o passaggi.
Jack ha camminato con loro ogni giorno, il rumore delle ruote è diventata la colonna sonora, mai la stessa, il suono cambia secondo il terreno. Quel suono ha permesso di vivere il presente e rimanere concentrati sull’obbiettivo dell’impresa. Il benessere della carrozzina su cui idealmente era seduto Jack è stata la priorità a discapito dei loro dolori. Davide ha provato male alla schiena, al collo, alle braccia, il dolore fisico che provano genitori e fratelli che si occupano di chi vive sulle ruote o immobile e di cui vediamo i segni indelebili, le loro schiene curve.

La frustrazione iniziale è stata grande: le battute sagaci dei pellegrini non mancavano ma poi in loro è prevalso il senso di comprensione e affermazione. Affermazione della loro idea, del loro amore per Jack, della validità e forza della loro impresa. All'arrivo a Santiago all'ufficio dei pellegrini sono stati accolti con commozione, la loro storia li aveva preceduti divenendo leggenda, la compostela ricevuta porta il solo nome di Jack. Perché per questa famiglia è solo lui che ha camminato.
Genny e Davide hanno proseguito per Finisterre e, come il rito antico prevede, hanno bruciato lo zaino, quello che Maria, la madre di Jack, aveva consegnato loro con ricordi e oggetti quotidiani, dolori e sofferenza.
La carrozzina è stata accolta e adottata dalla cittadina.
Hanno poi proseguito a piedi, liberi e leggeri, come ultimo segno, atto di rinascita e liberazione per Giacomo e tutte le famiglie e tutti i care giver che vivono e affrontano la disabilità nel loro quotidiano.
A Milano in primavera ci sarà un grande evento di sensibilizzazione e di raccolta fondi per Giacomo.
Anche io voglio camminare con Jack