Dino Barbarossa

Proximity

Lo spazio per la Comunità nella corsa elettorale

8 Febbraio Feb 2018 1229 08 febbraio 2018
  • ...

La #politica di questi tempi è sempre più vittima dell'autoreferenzialità, ovvero la tomba della democrazia. Complice il sistema elettorale, queste elezioni sono figlie delle “imposizioni dall'alto”, mosse da tanti “uomini – simbolo” e piene di cariatidi politiche.

Non è un sistema nel quale, e credo di essere in buona compagnia, riesco a riconoscermi; credo piuttosto nei percorsi condivisi, nella stima altrui che può rendere credibile una candidatura, nella partecipazione civica che crea consenso.

Anche io, senza averne merito, potrei trovare qualche centinaio o addirittura qualche migliaio di persone che - se scelgo in maniera autoreferenziale di candidarmi - mi esprimono sostegno (almeno a parole): ma copierei lo stesso modo infido di proporre un'offerta politica di facciata (che magari non è sempre la stessa facciata) di tutti gli altri.

Due citazioni mi hanno guidano in questa riflessione. La prima di Papa Paolo VI “La politica è la più alta forma di carità umana”; la politica è quindi il concorso di ogni cittadino al bene comune, condizione necessaria per il massimo sviluppo della persona umana.

Cosa ha a che fare tutto ciò con un Sistema elettorale che seleziona le candidature a tavolino? Contenti e scontenti, a seconda che si sia dentro o fuori ma comunque tutti dentro il Sistema. A colpo d’occhio l’immagine rischia di essere quella di “truppe senza coscienza” colpevoli di aver voluto questo sistema elettorale, sicuri che nessuno avrebbe dato loro una spallata dove il nuovo è peggio del vecchio...anzi, è già vecchio.

La seconda è di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII e mio mentore , “Questa realtà socio-#politica non è redimibile ma è solo sostituibile”.

Inizialmente non capii queste parole, pensandole addirittura esagerate, oggi le comprendo e le condivido. Don Oreste ci spinge a riflettere sulla mancanza di coerenza dei cosiddetti “cristiani impegnati in politica” o leader di organizzazioni a matrice cattolica. Personalità che troppo spesso occupano spazi all’infinito senza essere capaci di crear spazio per chi davvero vuole impegnarsi per il bene comune.

In questo trambusto esce poi fuori – di tanto in tanto - la “Società civile”. Ma che vuol dire "Società Civile"? Sembra un #ossimoro, per distinguersi da cosa? Wikipedia scrive che “La società civile è un'aggregazione di cittadini riferita alla loro convivenza in uno Stato. L'aggettivo "civile", contrapposto a barbaro, sottintende il raggiungimento di un alto grado di civiltà materiale o spirituale. Il termine "civile" deriva dal latino civilis, derivato di civis (cittadino).”

Dunque, se non dovessi essere incluso nella cd "società civile", non mi resterebbe altro che essere barbaro, per coerenza con il mio cognome?

Se poi vogliamo apprezzare le caratteristiche dei politici di apparato, piuttosto che di coloro che hanno svolto un'azione fuori dalle istituzioni, dovremmo prendere atto che in entrambi i casi è prescritto il #civismo e che il contrario di civismo è #autoreferenzialità, #corruttibilità, #illegalità, #consorteria, ...

Del resto, se un cittadino proveniente da un'organizzazione non partitica, viene selezionato dai partiti e non dai cittadini, che differenza fa?

Quel che serve è piuttosto un ritorno alla #democrazia, attraverso percorsi di #partecipazione dal basso, di prossimità e ricerca del consenso autentico (che si basa sulla possibilità di scelta dei cittadini). Poi ci si lamenta dell’astensionismo, della crisi della democrazia, ma con questo sistema ci aspettiamo ancora che qualcuno senza interessi personali o pressioni illecite vada a votare?

Torno all’idea che proposi nel primo post, “La Società del Gratuito” che propone mondi vitali concreti, in cui ciascuno detiene il bene dell'altro: nel bene di tutti c'è anche il bene individuale. E’ un’idea inclusiva di società nella quale il lavoro, l’economia e l’organizzazione sociale sono al servizio della persona umana, soprattutto quando la sua vita è fragile, debole, da sostenere.

Se per caso nascesse un percorso di costruzione civica di un progetto politico che poi, fisiologicamente, esprime un leader, fatemi un fischio.