Dino Barbarossa

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Perché un Ministero della Pace

19 Febbraio Feb 2018 1218 19 febbraio 2018
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Il tema della Sicurezza sociale sta riempiendo i media e le discussioni politiche, ma viene trattato sempre a partire da un’idea di separazione fra popoli e persone che non produce, né mai ha prodotto, né mai potrà produrre un Sistema di pacificazione. Violenza, guerre, terrorismo, riarmo, tendenze autocratiche e dittatoriali stringono sempre più la condizione umana nella morsa dell’insicurezza. Ora si tratta di spezzare questa catena di morte

Nel 1994 Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, in una lettera al Presidente del Consiglio dell’epoca, scriveva: “Condividendo direttamente la vita degli handicappati, dei tossicodipendenti, dei minori senza famiglia cerchiamo di far arrivare la loro voce ovunque, specialmente a chi ha il potere di liberare ed opprimere. Di tanti ministeri esistenti, avrei voluto che lei ne avesse aggiunto un altro: il Ministero della Pace. Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra. È arrivata l’ora di organizzare la pace”. L'idea è stata rilanciata più volte nel corso degli ultimi anni dall'Associazione di don Benzi, e ripresa da più parti.

La pace è conditio sine qua non per il rispetto dei diritti umani; il tema che va messo a sistema. Ecco perché il Ministero per la pace viene proposto come scelta di Governo

Ecco perché la Comunità Papa Giovanni XXIII ha promosso la Campagna per l’istituzione del Ministero della Pace e – sui territori – degli Assessorati alla Pace.

Ecco perché alla proposta si sono subito uniti Azione Cattolica, Cesc Project, FOCSIV, MIR, Movimento dei Focolorari, Movimento Nonviolento, Sermig-Arsenale della Pace, Università di Padova.

Ministero della pace, di cosa si tratta? La nuova istituzione sarebbe deputata, in collaborazione con altri ministeri, dipartimenti, comitati, ad individuare azioni coordinate nazionali per realizzare una politica strutturale per la pace e la prevenzione della violenza. Nel nostro Paese vi sono diversi dipartimenti ed organismi che in modi differenti si occupano di attività connesse alla promozione della pace.

Ecco di cosa si dovrebbe occupare il nuovo Ministro:

1. Promozione di politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione.

2. Disarmo e monitoraggio dell’attuazione degli accordi, dei trattati e delle raccomandazioni internazionali; studi e ricerche per la graduale razionalizzazione e riduzione delle spese per armamenti e la progressiva differenziazione produttiva con la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa; stimolazione dei processi di ricerca e di riconversione industriale bellica a fini civili attraverso percorsi che vedano la partecipazione della società civile, degli enti locali (Regione, Province e Comuni), dei sindacati, dei dirigenti d’azienda e di esperti.

3. Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta, con particolare riguardo ai Corpi Civili di Pace ed il Servizio Civile quali strumenti di intervento nonviolento della società civile nelle situazioni di conflitto ed in contesti di violenza strutturale e culturale.

4. Prevenzione e riduzione della violenza sociale e culturale, e promozione di un linguaggio libero dall’odio.

5. Qualificazione delle politiche di istruzione rispetto a nonviolenza, trasformazione positiva e nonviolenta dei conflitti, tutela dei diritti umani e mantenimento della pace.

6. Mediazione sociale, riconciliazione e giustizia riparativa.

In relazione a queste aree il ministero per la pace dovrebbe provvedere a:

  • L’Istituzione di un nuovo Sistema Nazionale per la promozione della Pace e per la Coesione Sociale dei cittadini, in collaborazione con altri ministeri, dipartimenti, comitati interministeriali e con gli altri organi collegiali istituiti presso amministrazioni statali, le cui determinazioni incidono sulla costruzione e promozione della “pace positiva” ai fini dell’individuazione di azioni coordinate.
  • L’adozione di un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale
  • La costituzione di commissioni di studio e consulenza e gruppi di lavoro nelle materie oggetto delle aree di delega
  • Provvedere nelle predette aree di funzioni ad intese e concerti di competenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri necessari per le iniziative, anche normative, di altre amministrazioni.
  • Promuovere la comunicazione istituzionale in materia di politiche per la pace
  • Curare il coordinamento tra le amministrazioni competenti per l’attuazione dei progetti nazionali e locali, nonché tra gli organismi nazionali operanti nelle materie oggetto della delega.
  • Partecipare ai lavori del Consiglio d’Europa e dei suoi organismi, nelle materie oggetto della delega di funzioni

La sfida per una nuova politica è di affiancare ai consueti strumenti di gestione “ordinaria” un’azione radicale di cambiamento al sistema di vita delle nostre società, che faccia della Pace uno specifico campo di azione dell’attività politica e di Governo. Solo costruendo giorno dopo giorno la Pace si genera un tessuto sociale positivo, che superi le forze disgreganti, i populismi e le crisi, in grado di reagire alle spinte violente che scaturiscono dai conflitti sociali ed economici e dalle tensioni delle periferie dell’emarginazione.

Il Ministero della pace è una risposta innovativa al bisogno di sicurezza e benessere.

L’Italia diventi superpotenza della nonviolenza, istituendo un Ministero della Pace, tagliando le spese militari, destinando le risorse ad un investimento strutturale sul servizio civile e sostenendo all’Onu il diritto alla Pace come diritto umano fondamentale.

http://www.ministerodellapace.org/