Dino Barbarossa

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#questoèilmiocorpo

4 Marzo Mar 2018 1203 04 marzo 2018
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"Nessuna donna nasce #prostituta, ma c'è sempre qualcuno che la fa diventare." #donOresteBenzi

Che si debbano mobilitare i cittadini e le organizzazioni sociali e religiose per contrastare lo sfruttamento degli esseri umani, è un segnale di scarsa democrazia di un Paese. Vantarsi di aver dato dignità ai cittadini, garantendo loro i diritti civili, ma mantenere in condizione di schiavitù altrettanti cittadini, sol perché “non hanno voce”, è un grave atto di arroganza.

La tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale hanno come cause profonde la diseguaglianza tra uomini e donne e la povertà, aggravate dalle disparità etniche e da altre ingiustizie come i conflitti armati.

21 milioni le vittime di tratta.

Per il 49% sono donne e il 33% minori. (Rapporto “La tratta degli esseri umani” Ministero della Giustizia Direzione Generale di Statistica e Analisi Organizzativa, 2015)

Il 53% delle persone è trafficato a scopo sessuale. (Fondation Scelles, Exploitation, Persecution. Repression, Report 2016)

Il 70% è composto da donne e bambine (il 49% donne, 21% bambine). (Fondation Scelles, Exploitation, Persecution. Repression, Report 2016)

Un terzo delle vittime è un bambino e le bambine sono i 2/3 dei minori trafficati. (Fondation Scelles, Exploitation, Persecution. Repression, Report 2016)

L’80% di donne costrette a prostituirsi denuncia violenza fisica, il 60% stupro.

Si stima che siano tra le 75.000 e 120000 le vittime della prostituzione. (Comunità Papa Giovanni XXIII, Indagine statistica dal monitoraggio effettuato dalle unità di strada)

Il 65% è in strada, il 37%, è minorenne, tra i 13 e i 17 anni. (Comunità Papa Giovanni XXIII, Indagine statistica dal monitoraggio effettuato dalle unità di strada)

Provengono da Nigeria (36%) Romania (22 %) Albania (10,5%) Bulgaria (9%) Moldavia (7%), le restanti da Ucraina Cina e altri paesi dell’Est. (Comunità Papa Giovanni XXIII, Indagine statistica dal monitoraggio effettuato dalle unità di strada)

Sono tra i 2,5 e i 9 milioni gli italiani che frequentano prostitute, i più sono adulti, la metà dei quali sposati. L'arrivo di farmaci come il viagra, ha fatto lievitare anche la domanda da parte degli anziani. La maggior parte dei clienti preferisce consapevolmente rapportarsi alle straniere o alle vittime di tratta, le quali hanno un potere contrattuale molto minore, e sono più vulnerabili rispetto a determinate richieste, come il sesso non protetto. I clienti si giustificano dicendo che queste donne “guadagnano molto” e che “sapevano cosa sarebbero venute a fare in Italia”. C'è poi chi, addirittura, è convinto di aiutarle, dicendosi che “se non portassero soldi verrebbero picchiate dai protettori”.

In sette Paesi europei (Paesi Bassi, Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Ungheria e Lettonia) la prostituzione è legale e regolamentata. La legalizzazione spesso include l'imposizione di tasse e restrizioni nell'esercizio della prostituzione. In Grecia è ammessa la sola prostituzione indoor, le prostitute hanno l’obbligo di registrarsi a scopo sanitario e sono tenute al pagamento delle imposte. In Lettonia la prostituzione può̀ essere esercitata in abitazioni proprie ovvero in aree individuate dallo Stato. Nei Paesi Bassi la prostituzione è ammessa in luoghi chiusi, in aree determinate, ed, all’aperto, in zone individuate dai comuni. Alle prostitute sono riconosciuti diritti e doveri del tutto analoghi a quelli previsti, in generale, per il prestatore di lavoro.

Non si penalizza la prostituzione né l'acquisto di prestazioni sessuali, ma al tempo stesso non li si regolamenta. Si puniscono invece tutta una serie di condotte collaterali alla prostituzione (favoreggiamento, induzione, reclutamento, sfruttamento, gestione di case chiuse, etc.). Questo modello è seguito dalla gran parte dei Paesi dell'Europa occidentale. In Danimarca ed in Finlandia chi esercita la prostituzione è titolare di redditi assoggettati ad imposta. In Finlandia inoltre le autorità municipali hanno poteri di regolamentazione del fenomeno ed Helsinki, sin dal 1999, lo ha fatto limitando la prostituzione di strada. Nella Repubblica Ceca è stato introdotto un peculiare regime fiscale per le prostitute, soggette quindi al pagamento delle imposte.

Diversi studi riferiti a Germania, Danimarca e Paesi Bassi, che hanno da anni legalizzato la prostituzione, concludono che la legalizzazione aumenta la richiesta di prostitute, non riduce la criminalità e rende più difficoltosa la punizione dei colpevoli. Il 75-80% delle donne presenti nei bordelli olandesi e tedeschi è stata trafficata contro la propria volontà. Nella classifica dei paesi europei coinvolti nella tratta di esseri umani ai primi posti troviamo Germania e Paesi Bassi. Si valuta che le prostitute siano almeno 400mila: quelle che si sono registrate sono 44 (dato 2012).

La prostituzione è vietata e, a seconda del paese, si punisce la persona prostituta, con pene pecuniarie o detentive oppure il solo cliente o entrambi. Viene punita la persona prostituta e in alcuni casi anche il cliente nella gran parte dei Paesi dell'Est Europa. L’unico paese dell’Europa occidentale che asseconda questo modello è l’Irlanda, dove la legge del 1993 vieta le case chiuse e prevede le pene dell’ammenda e dell’arresto per le prostitute ed i clienti. Si differenzia l’approccio scandinavo, dove la prostituzione è illegale, ma ad essere punito è il cliente. La criminalizzazione del solo cliente, con la punizione dell’acquisto di prestazioni sessuali, è stato adottato in Svezia dal 1999 e successivamente in Islanda e dal gennaio 2009 anche in Norvegia.

Le vittime appartengono alle categorie vulnerabili, in condizioni sociali e economiche sfavorevoli.
Andare con una prostituta è una “libertà” esercitata nei confronti di una persona che non è libera e non ha scelta: soggetti deboli, a volte poco più che adolescenti, privati dei documenti, sradicati dal loro paese, non in grado di difendersi e di reagire; donne vendute, costrette con la forza o ‘esportate’ con l’inganno.
Un consenso apparentemente libero è invece una catena di sopraffazioni che culmina con il cliente.
Che conosce questa situazione, e diventa lui stesso uno sfruttatore.

La prostituzione è sempre abusante. Allora il contrasto alla prostituzione va affrontato dal punto di vista del cliente. È la domanda che fa il mercato, che dà impulso alla tratta e allo sfruttamento.
È la domanda che alimenta la schiavitù.

Paesi europei come la Svezia e la Norvegia hanno fatto da tempo la scelta di vietare l’acquisto di prestazioni sessuali a pagamento – nota come “modello nordico” – e hanno ottenuto una forte riduzione del fenomeno. Recentemente anche la Francia ha approvato una legge che introduce sanzioni nei confronti dei clienti.

È arrivato il momento per l’Italia di fare una scelta precisa e non più rimandabile.

Al #Parlamento Italiano si chiede l'approvazione di una legge volta a sanzionare il #cliente in quanto corresponsabile dello sfruttamento #sessuale delle donne che si prostituiscono. Il cliente sfrutta la condizione di vulnerabilità delle donne vittime di #tratta. Ai clienti si propone un percorso riabilitativo e rieducativo in linea con la Raccomandazione del Consiglio d'Europa su sfruttamento sessuale e prostituzione e sulle loro conseguenze per la parità di genere del 2014 (c.d. Risoluzione Honeyball).

Ai #Sindaci si chiede di emanare #ordinanze comunali che dissuadano la diffusione del fenomeno nel territorio di loro competenza, che non colpiscano le vittime, ma il cliente. Si veda ordinanza n° 2017/00275 del 14/09/2017 del Sindaco di Firenze.

Promuovere una campagna di #sensibilizzazione sui Media ed educativa sul rispetto della #dignità della persona e per contrastare la mercificazione del corpo, da diffondere nelle scuole di ogni grado.

Nessun corpo può essere in vendita, #questoèilmiocorpo