Dino Barbarossa

Proximity

Nel Tempo del Creato si svelano le nostre contraddizioni

6 Settembre Set 2021 0838 06 settembre 2021
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«Una casa per tutti? Rinnovare l’oikos di Dio». È questo il tema del Tempo del Creato 2021.

Per comprendere la portata di questo tema, occorre mettersi in ascolto del “grido della Terra e dei Poveri” ed è qui che l’umanità – a partire dai 2,2 miliardi di cristiani sparsi per il mondo, che si uniscono nella preghiera, nella riflessione e nell’impegno comune per rinnovare la propria relazione con Dio e la Creazione – rivela la sua incoerenza.

L’«Oikos» è un concetto che ci è stato donato da Dio creatore ed è un bene comune a tutti gli esseri viventi, con nessun privilegio e nessuna emarginazione.

L’«Oikos» è quel luogo in cui – biblicamente- Sara e Abramo accolgono tre sconosciuti, espressione alla chiamata ecumenica all’ospitalità radicale, dando posto a tutti.

L’«Oikos» è il luogo in cui “L'amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb, 13).

Come si concilia tutto questo con l’impostazione della società mondiale, che costringe in un clima di carestia tanta parte del pianeta e costringe milioni di persone ad abbandonare la propria terra a causa del riscaldamento globale, delle guerre, dello sconvolgimento della biodiversità.

Eppure, ormai da anni (l’Enciclica Laudato Si ha compiuto 6 anni), Papa Francesco alza costantemente la sua voce profetica per la giustizia ecologica.

Cosa rende tiepidi i cattolici, i cristiani, gli esponenti di altre chiese o religioni, le donne e gli uomini di buona volontà e rende cosi complesso e lento il cambiamento? Possiamo delegare questa responsabilità e questa scelta di adottare misure concrete a tutela della biodiversità e dell’ambiente ai due vertici internazionali in programma questo autunno: la Cop15 in programma in Cina a ottobre e la successiva Cop26 di novembre a Glasgow?

La verità è che ci siamo assuefatti ad una serie infinita di “cattive abitudini” che regolano la nostra vita e di cui non riusciamo più a fare a meno: dal cibo, alla tecnologia; dai trasporti all’energia. Possiamo fare a meno di essere sempre connessi, di abitare in luoghi disumani, di viaggiare con auto o aerei, di mangiare nei food o con prodotti di importazione?

Eppure sappiamo che tutto questo sta sconvolgendo l’equilibrio mondiale, che sta distruggendo intere Comunità e Territori, che sta surriscaldando rapidamente il pianeta, che sta arricchendo pochi potenti a discapito di miliardi di poveri.

Per tutte queste ragioni, dobbiamo contribuire in prima persona a cambiare il paradigma tecnocratico, altrimenti i cambiamenti saranno solo ritocchi cosmetici. Da qui l’impegno per mutare i nostri stili di vita.

La dichiarazione di una disponibilità alla conversione ecologica, alla cura del bene comune, deve essere accompagnata da una concreta urgenza: occorre contrastare, presto ed efficacemente, quel degrado socio-ambientale che si intreccia con i drammatici fenomeni pandemici di questi anni. Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni che sono sempre più grandi e insostenibili.

Si tratta di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano.

Anche noi oggi dobbiamo affrontare dure prove per giungere alla “terra promessa”, Ci sarà sempre il pericolo di rimpiangere il passato, di sfuggire alla stagione del cambiamento e di non guardare con fiducia all'avvenire che ci attende.

Il cambiamento si attiva solo se sappiamo costruirlo nella speranza, se sappiamo ricercarlo assieme: "Insieme è la parola chiave per costruire il futuro: è il noi che supera l'io per comprenderlo senza abbatterlo, è il patto tra le generazioni che viene ricostruito, è il bene comune che torna a essere realtà e non proclama, azione e non solo pensiero" (Instrumentum Laboris per la 49^ Settimana sociale dei Cattolici italiani di Taranto, n. 29).

Se è vero che siamo in tanti a volerlo – si parla del 30% della popolazione mondiale – allora il cambiamento è possibile, è concreto, è salvifico…il Tempo del Creato è adesso!