Giuseppe Frangi

Ricchi e Poveri

Cosa rivela quel meno 27% di benzina in autostrada

31 Ottobre Ott 2012 1645 31 ottobre 2012
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Con la crisi ci dobbiamo abituare a rivedere certe proiezioni sul futuro.  In genere si va di default, e si pensa che tutti i numeri debbano crescere, e che tutt’al più rallentare nella progressione. Invece con la crisi dobbiamo arrenderci a tanti numeri in discesa. Non solo il Pil, s’intende. L’esempio che mi ha suscitato questa riflessione è quello del traffico autostradale. Ci sono dati davvero impressionanti, che non vengono sbandierati forse per creare un effetto domino: nei primi sei mesi dell’anno i consumi di benzina in autostrada sono crollati del 27% (poco meglio è andato per il gasolio, a meno 19%). Un dato che deve fare riflettere perché è superiore persino alla crescita pur abnorme del prezzo della benzina (+ 17% nello stesso periodo). Insomma, le strade si svuotano, i grandi intasamento dei ponti diventano un ricordo: è infatti soprattutto il traffico leggero a calare. Mi ha anche colpito la notizia data da Dario Di Vico, che nel 2012 ben otto gare per assegnare la gestione di nuovi autogrill sono andate deserte. E tra queste otto ce n’è una che sino all’altro ieri avrebbe fatto gola a tutti: quella prevista a Caravaggio sul percorso della nuova Brebemi, l’autostrada che unirà Brescia a Milano, attraversando la parte più ricca della Lombardia. Se non ci si candida per un’area così significa che chi nel nostro paese ha acume imprenditoriale percepisce che questo trend è un trend senza ritorno.

E allora viene da andare a rileggere le profezie degli esperti che incautamente e quasi meccanicamente continuano a prevedere per il 2050 situazioni da ingorghi apocalittici. E vien da credere che tanti cantieri aperti per spianare nuove strade e autostrade sono davvero un po’ anacronistici: risposte a una domanda che non si porrà più nel prossimo futuro.  A qaunto pare la stessa mitizzata Brebemi è sovradimensionata.

Dobbiamo iniziare a immaginare il futuro con parametri diversi, abituarci psicologicamente ad accettare il fatto che non saremo più ricchi, né più veloci, né più globali. Per capire se la metabolizzazione di questo declino dei numeri verrà vissuto come un lutto o come stimolo a pensare la crescita in altri termini e secondo altri parametri. Ma senza raccontarci favole, perché nessuna decrescita è bella.