Giuseppe Frangi

Ricchi e Poveri

Com'è pericoloso esser ciclisti in Italia

13 Novembre Nov 2012 1753 13 novembre 2012
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Nell’anno in cui le vendite di biciclette hanno superato per la prima volta quelle delle auto in Italia (1,750 mln contro 1,748), i ciclisti si sentono sempre più a rischio. Il caso della giovane scout travolta a Lodi, sulla strada provinciale 159, ha scosso tutti. Altea Trini aveva 17 anni, tornava dalla gita domenicale con il suo gruppo Lodi2, pedalando in fila indiana sul ciglio della strada. All’altezza di Casalmaiocco, in piena campagna, ad un incrocio una Range Rover bianca è spuntata a grande velocità, travolgendo Altea, che chiudeva la fila. La ragazza è stata trascinata 200 metri lontano, l’auto si è fermata nei prati 300 metri più in là. Erano le 16,05, quindi le condizioni di visibilità erano ideali. L’uomo al volante è risultato con un tasso alcolico tre volte superiore al tollerato, ma ne sono state accuratamente coperte le generalità (dalle foto è stata cancellata anche la targa). Per lui sospensione della patente in attesa «di delineare ulteriori ipotesi di reato», hanno spiegato gli inquirenti. Come sottolineano dal sito promosso dalla famiglia di Lorenzo  Guarnieri, un ragazzo di 17 anni morto nel 2010 al parco delle Cascine di Firenze travolto da un’auto guidata da un uomo in stato di ebrezza, in Italia se rubi una bicicletta hai processo per direttissima e condanna a un anno e sei mesi, mentre se metti una bici sotto le ruote della tua auto puoi tornare a dormire a casa tua…

È una questione su cui è tornato giustamente anche Matteo Renzi, ieri sulla sua pagina di Facebook: «Con la famiglia di Lorenzo Guarnieri abbiamo lanciato due anni fa un’iniziativa che si chiama www.omicidiostradale.it Queste sono cose di cui la politica non parla quasi mai». La politica è inerte me le persone si muovono: in Italia sono centinaia le associazioni di ciclisti urbani. Per il 16 novembre hanno indetto la loro prima giornata di protesta, con raduni alle 19 di sera nelle maggiori città italiane; una protesta guidata da #salvaiciclisti «un movimento popolare e spontaneo indipendente da partiti e associazioni che chiede alla politica interventi mirati per aumentare la sicurezza dei ciclisti sulle strade italiane sulle quali sono morti negli ultimi 10 anni 2.556 ciclisti». Quest’anno i numeri parlano di un’escalation davvero inquietante: 217 ciclisti travolti ad oggi, quasi uno al giorno (erano stati 282 nel 2011). Non è ancora arrivata l’ora di metter un freno?