Giuseppe Frangi

Ricchi e Poveri

Da Pechino a New York, tutti per Boeri

27 Marzo Mar 2013 1401 27 marzo 2013
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Avevo scritto che la cacciata di Boeri era una sconfitta per Milano. Ed ecco che ora arriva una lettera a conferma di questo,  inviata a Giuliano Pisapia e firmata da 40 personalità mondiali di primissimo piano, architetti, design, artisti, critici, fotografi, registi.«Egregio sindaco Giuliano Pisapia», vi si legge, «è con rammarico e disappunto che apprendiamo che a Stefano Boeri sono state ritirate le deleghe alla Cultura, Moda e Design per la città di Milano.... Questo licenziamento immotivato priva Milano di uno dei suoi punti di forza, di un individuo con intelligenza, energia, motivazione e una rete globale di relazioni capaci di rendere Milano protagonista senza rivali sulla scena europea del XXI secolo».

La lettera ovviamente chiude con la richesta di «mettere da parte le differenze personali e, per il bene della città» a riconsiderare questa decisione. Seguono le firme, che vanno da Zaha Hadid a Li Hu, da Marina Abramovic ad Amos Gitai, da Okwui Enwezor a Jean Nouvel. Insomma un parterre impressionante per autorevolezza. Ma la cosa che più colpisce sono le città da cui vengono questi firmatari: c'è tutto il mondo, da Pechino a Città del Mesico, da New York a Berlino, da Dakar a Tirana e così via. Anche i mondi nuovi sono presenti. Milano aveva la chance di mettersi al centro di questo crocevia creativo globale: tutti le riconoscevano questo ruolo ed erano pronti a giocare su Milano carte importanti. Una faccenda di un'elite? Nient'affatto: la convergenza di tante intellgienze sulla città significa fare di Milano una capitale dell'industria culturale del XXI secolo. Con tutto che ciò comporta in termini di lavoro, di chance per i giovani, di futuro. O si capisce che Milano è questa, che la cultura qui non è affare di pochi ma affare di tanti; che moda, design, editoria, architettura, arte sono luoghi di operatività e generatori di pil, oppure siamo ostaggi di un'idea di città un po' patetica, dove contano apparati (politici o economici che siano) sempre meno capaci di rinnovarsi e di incidere.

Giuliano Pisapia avrà il coraggio di ripensarci?

Qui il testo della letera e le firme  Open Letter to Mayor Pisapia