Marco Dotti

Seconda Classe

Azzardo totale e vigliaccheria istituzionale. Ma lo scandalo non basta

17 Dicembre Dic 2013 1031 17 dicembre 2013
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Pare che in Italia non si governi senza un accordo con qualche lobby. Ma al tempo stesso pare non si possa fare esercizio critico senza accusare una qualsiasi lobby.

È successo anche oggi, quando gli italiani si sono risvegliati appoggiandosi allo scandalo del giorno: il governo tenterà di incassare 145 milioni di euro (briciole rispetto al giro d'affari del settore, in sostanza quanto il Real Madrid ha speso nell'estate scorsa per l'acquisto del calciatore Gareth Bale) allargando ancora di più le concessioni per l'apertura di nuove sale Bingo e l'installazione di 7000 nuove videolottery. 

Letta spera così di rimediare 40 milioni di euro dalle vecchie concessioni e 105 dalle nuove VLT, che incrementeranno un parco macchine che - in soli tre anni - ha già raggiunto le 50.500 unità. Anziché aumentare la tassazione sull'esistente, limitando in qualche modo il danno già prodotto, Letta preferisce ampliare l'offerta di azzardo. Un giochetto delle tre carte che costerà caro agli italiani.

Ma che cosa ci rivela questa scelta? Ci rivela che l'azzardo di Stato è una logica. Perversa quanto vogliamo, ma pur sempre una logica. Per questo e per i precedenti governi non sembra infatti rappresentare deviazione dal percorso: per questa ragione, puntualmente, ogni fine anno, la legge di stabilità porta doni facilmente prevedibili al settore dell'azzardo legale. E così è stato anche quest'anno.

C'è di che sdegnarsi, ma con lo sdegno ci si consuma il fegato o poco più. Dovremmo criticare con più forza e incidere meglio... "Criticare" è però parola impegnativa. Una critica è tale se non si ferma alla denuncia, ma incide, o tenta di incidere, nel vivo delle cose. Altrimenti è facilmente recuperata nel campo dell'avversario che, anzi, come un abile giocatore di scacchi se ne serve per prolungare indefinitamente una partita che non ha storia. Una lobby è tale se ha chi la serve (legittimazione attiva) da un lato e chi la "nobilita" dall'altro. Le critiche senza efficacia nel migliore dei casi si risolvono in una denuncia, nel peggiore in una legittimazione passiva. Ma anche "denuncia" - al pari dello "scandalo" che suscita - è parola impegnativa.

Il  provvedimento del Governo Letta desta scandalo solo in chi non ha seguito la farsesca vicenda del condono sulle slot machine e sulla seconda rata dell'Imu. In questo appare più segno di disperazione da parte dei vari Saccomanni & Fassina, che di compromissione pura e semplice.

Ma è una resa che nessuno accoglierà come tale. Gli attori di questa farsa (Letta & co.) si vantano di aver fatto la voce grossa con le solite lobbies. E le lobbies? Se la ridono, poiché il loro business è oramai altrove, sull'online per esempio. 

Ma torniamo a noi e alle "nostre" amate denunce. Una denuncia fuori tempo massimo che cos'è, se non una buona stampella per condividere un po' di indignazione e dilazionare all'infinito la nostra presa di responsabilità verso quelle cose? E noi - come e forse più delle lobbies che tanto spesso "denunciamo" - siamo responsabili. Ci scandalizziamo, ci indigniamo - e poi? Poi resettiamo scandalo e indignazione, pronti per la mattina seguente a un nuovo scandalo, a una nuova, inoperosa, indignazione.

"Critica" è parola che impegna, in primo grado chi pretende di esercitarla sugli altri. Dinanzi a tanto scandalo e a tanta indignazione, criticandovi - e criticandomi, beninteso - chiedo: dove siete stati finora? Perché non avete - non abbiamo - vigilato? Perché solo ora tanto scandalo? Non è troppo tardi se ci muoviamo adesso. Senza scandalo, senza indignazione, senza rassegnazione. Con fermezza critica, insistendo sulle cose, non sulle parole che le circondano.

La lobby più efficace è quella del silenzio, seguita a ruota da quella dell'indignazione. Servilismo & legittimazione, siam sempre lì. Ma poi c'è una terza lobby, quella della vigliaccheria. Sta a noi scegliere se pagare il conto o farlo pagare a chi, con la scusa di far quadrare fisco e bilancio, istituzionalmente vigliacco, specula sul dolore e sulla sofferenza di tanti italiani.